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Foti e Martino: quando la coppia scoppia…

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di Giusva Branca – Il Martino-bis, cominciato a gennaio scorso, non è partito sotto la migliore stella.

Il feeling degli anni d’oro tra Foti e Martino che marchiò a fuoco la storia amaranto si è dimostrato solo un pallido ricordo fin da subito.

 Il disastro di questi mesi, certamente, trova dei responsabili oggettivi, in funzione dei ruoli ricoperti, che sono naturalmente il Presidente, il ds e l’allenatore (oltre la squadra).

Ma è già tempo di distinguo. Il “grande freddo”, praticamente il gelo, è sceso tra Lillo e Gabriele. E se il Presidente rimprovera a Martino la non adeguata gestione della situazione per come è maturata, di converso, il ds  – chiuso in un inusuale e significativo silenzio pressocchè assoluto da mesi – lamenta una serie di scelte societarie, quella di Novellino in primis, ma anche altre riguardanti la filosofia di impostazione della squadra che sarebbero passate sopra la sua testa o, addirittura, contro la sua volontà.

E la colpa principale di Martino sta proprio qui: l’aver accettato situazioni e scelte non condivise che poi, fatalmente, si sono incancrenite, dimenticando che, in assenza di distinguo e prese di distanza, tutti gli errori compiuti sul fronte tecnico sarebbero automaticamente ricaduti su di lui.

D’altra parte Martino parla una lingua calcistica ed aziendale diversa da Foti già dal 2002, quando il ds aveva praticamente chiuso l’accordo con Zeman ed il presidente optò per Mutti.

Scelte, certamente, rispetto alle quali è il campo a dare risposte; risposte che fino ad un certo punto (ma con correzioni in corsa) hanno dato ragione al presidente, ma soprattutto, risposte a situazioni altamente pericolose per la salvaguardia del giocattolo.

Così è stato scelto Novellino ben sapendo che non era di gradimento del ds e, soprattutto, la società ha scelto di lasciarli coesistere fin ad ora, col risultato che i due si sono scontrati più volte in nome di un gioco perverso per il quale Martino è diretto superiore di Novellino che, però, è stato – fin qui – voluto e tutelato da Foti che è superiore di Martino.

Martino continua a non parlare e, però, non vuol sentir parlare di dimissioni ripassando la palla al presidente che, a questo punto, dopo aver scelto ancora da solo il successore di Walter Alfredo deve decidere se continuare a tenere in piedi una situazione equivoca ovvero trovare il coraggio che spesso gli è mancato ed esporsi – ovviamente – ad un prevedibile ritorno della parola a Martino che – e sarebbe ora – potrebbe dire ciò che finora i suoi colpevoli silenzi, la patetica autodifesa di Novellino e le stucchevoli, trite e ritrite frasi del presidente che richiamano a valori di virilità ormai francamente abusati hanno negato ai tifosi.