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Dal Giappone alla Reggina: che fine ha fatto il folletto Nakamura?

Gli appassionati del mondo del calcio ricorderanno con simpatia l’arrivo in Italia di uno dei calciatori giapponesi più conosciuti al mondo. Stiamo parlando di Shunsuke Nakamura. L’arrivo del giapponese in Calabria è stato uno dei trasferimenti di maggior rilievo della storia del club amaranto. Senza dubbio quello di maggior caratura se si va a vedere come è avvenuta la trattativa e come si è concretizzata. In quel momento Nakamura era il più talentuoso dei calciatori giapponesi arrivati in Europa, per inventiva, capacità di calciare, per protezione della palla con movimenti incredibili. Aldilà dell’aspetto commerciale, l’operazione Nakamura è stata dettata principalmente dalle qualità tecniche del ragazzo, che non a caso ancora gioca a calcio, a 42 anni.

Si racconta che il presidente Foti parlò direttamente con Nakamura, parlandogli in calabrese stretto guardandolo negli occhi. Il calciatore era molto disorientato all’inizio, non lo capiva, ma aveva percepito l’entusiasmo del presidente. Oltre all’esperienza alla Reggina, il fuoriclasse giapponese ha giocato con gli scozzesi del Celtic, dove ha contribuito ai successi della squadra in ambito nazionale e dove è stato il primo giapponese a segnare in Champions League, e con i catalani dell’Espanyol. Dal 2010, è tornato in patria. A livello internazionale, invece, vanta 98 presenze e 24 gol con la nazionale nipponica, con cui ha conquistato due Coppe d’Asia.

L’esperienza alla Reggina

Nakamura era un calciatore molto tecnico ed oggi uno con il piede del giapponese farebbe davvero comodo alla Reggina di Baroni che lotta in Serie B per non retrocedere, come testimoniano gli esperti di scommesse online. Non è mai stato particolarmente veloce, anche se dotato di un grande dribbling con cui riusciva spesso a disorientare gli avversari. Ma quello in cui Nakamura eccelle sono, senza dubbio, i calci piazzati. Infallibile nei rigori, altrettanto nelle punizioni. A testimoniare tutto ciò questa curiosa statistica: con la maglia amaranto, il calciatore nipponico ha segnato in totale 12 gol di cui 10 su calcio piazzato e solo 2 su azione.

Nonostante la netta differenza culturale tra l’Italia e il paese del Sol Levante, Nakamura non ebbe affatto problemi di integrazione. Ciò è dovuto, in parte, al carattere semplice e genuino che lo contraddistingueva, ma in primo luogo anche alla capacità dello spogliatoio amaranto, in particolare di Giovanni Morabito, a cui il giapponese era stato “affidato”, di farlo sentire subito a proprio agio. Basti pensare che persino Nakamura, come Mozart, memorizzò qualche frase del dialetto reggino: “mi scialai”, letteralmente “mi sono divertito”, era quella che usava più spesso.

Una storia di marketing

L’arrivo di Nakamura alla Reggina fu anche una questione di Marketing. Al Granillo, dopo l’avvento di Nakamura, si potevano scorgere di tanto in tanto alcuni tifosi suoi connazionali e gli stessi amaranto hanno poi organizzato diverse tournée precampionato nel Paese del Sol Levante, venendo accolti con enorme entusiasmo grazie al proprio numero 10.

Tuttavia nonostante la buona annata del giapponese, la Reggina riesce a mantenere la categoria con le unghie e con i denti soltanto dopo lo spareggio contro l’Atalanta, conquistando la salvezza nella decisiva partita di ritorno vinta per 2-1 a Bergamo. Nei due campionati successivi il rendimento del fantasista giapponese calerà anche a causa di diversi infortuni: da segnalare la doppietta contro il Brescia nella stagione 2003/04, con goal su rigore e punizione, probabilmente ispirato in modo particolare dalla possibilità di confrontarsi con uno dei giocatori più amati al mondo e che in Giappone sfiora il livello di divinità: Roberto Baggio.

Tanto che poi il nostro Nakamura passò al Celtic dove viene subito nominato uomo partita nella vittoria per 2-0 sul Dundee United; la sua fantasia in campo e la sua professionalità lo rendono un calciatore molto apprezzato non solo dai compagni di squadra e dal mister Gordon Strachan, ma anche i supporters del Celtic, che si affezionano subito a Nakamura. Dal Granillo al Celtic Park il passo è breve.

Nella prima stagione scozzese conquista subito due titoli: campionato e Scottish League Cup. L’anno successivo avrà modo di scrivere una pagina importante della sua carriera: sarà il primo giapponese a segnare in Champions League, grazie al goal all’esordio nella competizione messo a segno all’Old Trafford contro il Manchester United su calcio di punizione. Un mancino delizioso che però non riesce ad evitare la sconfitta del Celtic, che deve arrendersi 3-2 ai Red Devils.

Ma al ritorno Nakamura fa nuovamente sfoggio della sua dote tecnica più importante, infilando van der Sar con una punizione calciata da una posizione ancora più distante dalla porta rispetto all’andata, siglando una rete importantissima per gli scozzesi, che vale la prima storica qualificazione del club alla fase ad eliminazione diretta, da quando la competizione ha assunto la denominazione di Champions League.

tutti i tifosi reggini ricorderanno con particolare nostalgia Shunsuke, ma siamo certi che anche a lui mancherà il calore di Reggio e dei suoi tifosi.