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RegginA, Foti: “13 giugno, entrati nella storia per due motivi”

di Michele Favano e Pasquale Romano – Già maggiorenne. In un soffio di vento sono già trascorsi 18 anni dall’indimenticabile 13 giugno 1999, ovvero quando la Reggina conquistò alla tenera età di 85 anni la prima, storica, promozione in serie A. Questione di destino, che voleva il Delle Alpi come teatro dei sogni, questione di sfumature. Nell’infinita diatriba tra granata e bianconeri, quel giorno un popolo in festa decise di concedere una tregua: Torino, il 13 giugno 1999, era senza dubbio amaranto…

“Una data memorabile, che ancora oggi mi mette i brividi. Per me il 13 giugno è la festa ‘della regginità‘, di chiunque sente addosso l’amaranto. Siamo entrati nella storia grazie al sostegno fondamentale di un popolo che aveva entusiasmo, coraggio e voglia di emergere. Quella straordinaria impresa appartiene a tutti, dai nonni ai nipoti, sfido a trovare un solo reggino che nel suo cuore non riservi un angolo legato al 13 giugno”, racconta Foti ai microfoni di Strill, quando è passato quasi un ventennio dalla vittoria per 2a1 maturata contro il Torino.

L’incredulità costretta ad abbandonarsi alla gioia, la festa ha coinvolto ogni strada di Reggio Calabria per diversi giorni: “Sentirsi la promozione già in tasca alla vigilia? Assolutamente no, anche se il Torino era già promosso eravamo tutti tesi e concentrati, sino al fischio finale non ho creduto potessimo farcela davvero. Ricordo -sospira l’ex presidente- le strade che portavano al Delle Alpi incorniciate dai nostri tifosi e l’invasione pacifica a fine partita. Un’onda amaranto ci ha travolto e fatto realizzare che la promozione in serie A non era un sogno ma realtà”.

Quando non sono robusti portafogli a fare la differenza, bisogna cercare altrove diversi tipi di ‘valori’. Quella Reggina non era stata certamente costruita per salire in serie A, come è stato possibile centrare un obiettivo oggettivamente fuori portata? Principalmente per due motivi, l’idea di Foti: “Il supporto e la spinta costante della città, direi anzi dell’intera provincia, che ci ha accompagnato passo dopo passo verso il sogno. Decisivo poi lo spogliatoio, la forza e l’unione di un  gruppo che ancora oggi mantiene rapporti d’affetto attraverso una chat su whatsapp. Ci sono anche io (sorride, ndr) è un piacere per me ascoltare o leggere i loro messaggi tutte le mattine”.

L’album è ricco di fotografie indelebili, Lillo Foti non riesce a sceglierne una tra le tante: “Sarebbe come sminuire ogni singolo attimo vissuto nel corso di quella stagione, o del 13 giugno in particolare. Posso solo dire che la storia di quella incredibile impresa appartiene a tutti. E mi piacerebbe che fosse utilizzata per tramandare, come eredità di padre in figlio, per trasmettere alle nuove generazioni i valori e l’attaccamento che la Reggina ha nel suo dna”.

C’è ancora un pò di Calabria in serie A, anche se non più amaranto. Se è impossibile fare paragoni tra epoche, squadre, e percorsi differenti, si può però rintracciare qualche similitudine tra quella Reggina e il Crotone di oggi, capace in dodici mesi di dare vita a due miracoli sportivi. “”Mi ha fatto un piacere enorme assistere alla promozione in A e all’incredibile salvezza dei pitagorici. Antica stima e amicizia mi lega ai Vrenna, mi sono sentito coinvolto guardando in tv durante i minuti finali della partita con la Lazio. Si, qualcosa di simile c’è con la Reggina di 20 anni fa, ma -precisa Foti- ogni squadra costruisce un proprio libro di storia unico e inimitabile”.