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Foti racconta: “La smania di Pirlo. Mazzarri? Un ribelle. Sbagliato esonerare Pillon”

Parla Lillo Foti e la cosa non può essere banale. Lo fa attraverso le frequenze di ReggioTv e la mediazione di Massimo Calabrò, conduttore del programma “10 domande”.

La discussione parte da lontano. Da quel 1986 in cui  lui e altri imprenditori decisero di investire nel calcio.

“Ci siamo mossi con coraggio   – ha detto Foti – e con grande senso di appartenenza nei confronti di questa città.  I trentenni di allora avevano ben saldi questi sentimenti e questi valori ci hanno permesso di tuffarci in quella che era una passione trasmessa  dai nostri padri”.

Arrivarono i tempi della banda di Scala con la promozione in B del 1988 e l’altro spareggio perso di Pescara:  “La vittoria del campionato non era programmata.. I risultati ci portarono al primo dei tanti spareggi che hanno costellato la nostra storia e la vittoria ci portò nuovamente alla ribalta nazionale.  Ricordo anche l’annata della sconfitta ai rigori all’Adriatico, ma soprattutto le polemiche  e gli scontri di Parma che ci portarono a giocare una partita in campo neutro e a pareggiare in casa contro l’Empoli. Quella mancata vittoria ci costò la promozione diretta, ma ho ancora negli occhi i 23mila tifosi”.

L’annata di Bolchi, la retrocessione della “portaerei”.  Tappa dopo tappa. per il massimo dirigente amaranto è stato tempo di percorrere una storia quasi trentennale.   “Dopo momenti di grandi difficoltà tecnica ed economica, nel 1995 siamo tornati in Serie B.  La base per ripartire ce la diedero i giovani che immettemmo in prima squadra. Dopo averla sfiorata con Ferrari, la promozione arrivò con Zoratti che raccolse i frutti.  Impossibile dimenticare il gol di Pasino a Gualdo e la vittoria ad Avellino firmata da Aglietti”.

E poi nel 1999 la promozione in A:“Anche in quel caso puntammo sulla solidità. Non avevamo il valore tecnico per aspirare da subito alla promozione.  L’esonero di Gustinetti, a sei giornate dal termine, venne dato per dare una scossa ad un gruppo che sembrava essersi accontentato. La scelta si rivelò vincente”.

E qualche anedotto sulla massima serie: “Prima della vittoria di Bologna, alla terza di giornata, incontrai Pirlo e definimmo tutto nella sede dell’Inter. Subito volle raggiungere la squadra e mettersi a disposizione dell’allenatore.  Esordì dando la palla gol a Possanzini”.

Tante salvezze miracolose, quella del 2007: “In quel caso un nostro punto vincente è stato Mazzarri. Un vero e proprio ribelle rispetto a quello che era l’ordinario. Sentì subito sua quella penalizzazione e riuscì a compattare tutto l’ambiente che riuscì a centrare quell’obiettivo straordinario. La partita contro l’Empoli è stata la fotografia della stagione”.

E poi l’anno di Novellino e il passo più lungo della gamba, prima della non iscrizione: “Dopo la retrocessione della A abbiamo peccato di presunzione e abbiamo pagato episodi non favorevoli. Le quattro partite di Pillon, l’anno prima in A, andavano valutate con più attenzione.  La delusione generò voglia di ridare lustro immediato alla Reggina e furono fatte scelte sbagliate.  Le cose andarono male e cambiammo diversi allenatori. L’esposizione economica pesò sugli anni successivi. Per qualche anno le cessioni ci permisero di tamponare l’emergenza economica, poi i play off sfortunati di Novara ci portarono ad anni di bui, caratterizzati dall’insoddisfazione e da una certa disgregazione di quel senso di appartenenza che prima c’era”.

Nel 2014 la retrocessione in C, nell’anno del centenario: “La società ha commesso degli errori e su questo non ci piove. Pesava la situazione economica che creava dei problemi di carattere generale.  Ed anche in quel caso furono fatte scelte sbagliate.  Tante situazioni non andarono come dovevano, Cocco ad esempio l’anno dopo fece venti gol nel Vicenza”.

Bilancio positivo, dunque: “Sono stati trent’anni straordinari e per i quali dico grazie Reggina. Da piccoli ci siamo confrontati con i grandi ed i grandi ci hanno sempre rispettato”.