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Reggina, la sintonia di chi conosce le insidie

Da quando è arrivato Luca Gallo al timone della Reggina l’ambizione non ha mai fatto difetto né al club, né alla tifoseria, né ai protagonisti.

A volte i proclami sono stati anche troppi, ma è il rischio di chi punta in alto.  In questa stagione, però, sembra esserci la volontà di restare con i piedi per terra, a fronte dell’innegabile innalzamento del livello competitivo.

Un parametro che si aggiunge a tutti i fattori imponderabili che accompagnano un campionato impronosticabile come quello cadetto.  Chi lo conosce bene non ha bisogno di essere messo in guardia da queste situazioni e lo si evince anche da quelle che sono le dichiarazioni da parte dei protagonisti che conoscono meglio la seconda divisione nazionale.

Uno di questi è sicuramente Alfredo Aglietti.  in occasione della sua conferenza stampa di presentazione disse che il primo obiettivo era la salvezza.   Non era uno sforzo d’umiltà, ma semplicemente la consapevolezza di che razza di roulette russa sia la serie cadetta.

Le oltre 300 panchine nel campionato cadetto, non a caso, rendono il tecnico amaranto il più esperto della categoria tra quelli presenti ai nastri di partenza di questo campionato di B.

Sono quasi 200, invece, le partite giocate da Andrey Galabinov nel torno.  E non caso nei giorni scorsi anche lui ha parlato di salvezza.

Stesso concetto espresso da Aglietti e parole che, in un certo senso, servono da monito alla piazza.  Prima l’obiettivo minimo, poi si volgerà la sguardo più lontano.   Un profilo basso per alzarlo eventualmente, e se possibile, solo dopo.