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Sta arrivando l’uomo a cui la Reggina deve almeno una generazione di tifosi

di Pasquale De Marte-  Erano gli anni in cui le prodezze di Marco Van Basten al Milan riempivano ancora i sogni degli adolescenti, i tiri a giro di  Alessandro Del Piero nelle notti di Champions della Juventus diventavano leggenda.

Non sarebbe stato per nessuno fare breccia nel cuore di migliaia di bambini, in una realtà provinciale  come tante, contrassegnata da mai sopite passioni calcistiche a strisce, iscrivere il proprio nome nella ristretta cerchia dei “super eroi calcistici”.

E se a qualcuno potrebbe risultare inspiegabile l’entusiasmo per il nome di un allenatore – importante per la categoria,ma non certo Guardiola –  che si respira a Reggio è perché non conosce a fondo la storia di Alfredo Aglietti in amaranto.  Non si offenda nessuno: c’è una Reggina prima di Aglietti e una Reggina dopo di Aglietti.  Lo dice la storia ed è paradossalmente una linea di demarcazione ancora più netta e distinguibile di quanto non rappresenti, ad esempio, l’epocale gestione Foti che ha minori connotati di “svolta”, essendo stato un periodo molto più lungo e variegato.

La Reggina deve almeno una generazione di tifosi alle giocate di Alfredo Aglietti.   La stessa che ha ricordi pallidi di un lungomare con la ferrovia in vista. Una fascia anagrafica che, quasi prima di leggere e scrivere, ha imparato a memoria quella cantilena che ancora oggi risulterà familiare a tanti.

“Merlo, Vincioni, Poli…”.  Iniziava così quella formazione, scandita con la vecchia numerazione progressiva, e finiva con Alfredo Aglietti.   Era l’ultimo, con il numero 11 sulle spalle. Era una squadra solidissima, ma non esattamente votata al gol e che la stagione precedente si fermata ai play off.  Era il 1994-95 e arrivò una promozione in B da cui tutto è partito.

“Senza  i gol di Alfredo non ce l’avremmo mai fatta”. A dirlo qualche tempo fa, non uno qualunque, ma Ruben Pasino. Un altro nome che fa vibrare l’anima dei tifosi amaranto che, adesso, non sono più bambini. Quelli che all’epoca non avevano l’età per capire fino in fondo la grandezza di Maurizio Poli, o le parate di Sandro Merlo. Erano quelli non hanno avuto l’età per vivere la magia dell’era Scala e che non sapevano che da lì a poco si sarebbero vissuti gli anni più esaltanti.

Alfredo Aglietti è stato  il grimaldello che aperto la cassaforte dei sogni  e ha cambiato la storia. Lo ha fatto quasi inconsapevolmente. Senza di lui non ci sarebbero stati Dionigi capocannoniere, forse neanche Perrotta, Colomba, il 13 giugno 1999, le vittorie all’Olimpico, quelle contro Inter, Juventus e Milan,  Ciccio Cozza, Nakamura e Amoruso.

Lo ha fatto con giocate che non ti aspetti da un giocatore di un metro e novanta che di ruolo fa il centravanti che forse, proprio nel colpo di testa, aveva il punto debole. Trentotto gol in due anni solo numeri importanti, ma che non raccontano ciò che è stato. Ben oltre la promozione in B e la salvezza l’anno seguente.

Quella di Alfredo Aglietti e della Reggina è quasi una storia intima e forse per questo ancora più bella. Nessuno, al di fuori di Reggio, assocerà il club amaranto all’ex attaccante e allo stesso modo Aglietti sarà per sempre l’ex Napoli ed Hellas Verona. Tifosi amaranto e diretto interessato sanno quanto, invece, nelle gerarchie dei rapporti il legame mantenga una posizione altissima.

Ad attenderlo ci sono tifosi amaranto che lo consideravano un idolo e non hanno mai smesso di farlo .  Non sono più bambini e i loro padri sono ancora più maturi.  Non conterà più far gol, ma vincere le partite da allenatore. È un altro mondo, ma curriculum alla mano, Aglietti non è certo l’ultimo arrivato. Venticinque anni fa capitava che l’azione partisse da Toscano e venisse conclusa da Aglietti. In un sogno ideale la promozione in B firmata dall’ex tornante potrebbe essere un assist da concretizzare nel progetto biennale affidato ad Alfredo Aglietti. Una metafora ambiziosa, forse utopica, ma il calcio è fatto per cambiare la storia che a volte sembra già scritta. E il nuovo tecnico amaranto ci è già riuscito una volta ad innescare un processo che ha cambiato la dimensione del club nella percezione nazionale.

La Reggina, per il momento, gli deve almeno una generazione di tifosi. L’auspicio è che, in qualche modo, il dato possa raddoppiare con i ragazzi di oggi.