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Reggina-Reggiana: è anche storia di un cambio della guardia

Erano gli anni ’90 e la Reggiana faceva qualche capatina in Serie A.  Anni ruggenti per il sodalizio granata, che aveva un nome così simile alla squadra di Reggio Calabria.

Sì, perché all’epoca la Reggina era un fenomeno che non aveva una cassa di risonanza nazionale.  C’era una storia d’amore  quasi intima tra la città dello Stretto e il suo club che aveva sfiorato la massima serie un paio di volte, senza mai toccarla.

Erano sempre gli anni in cui ogni tanto la Serie B o la Serie C finivano raramente nella schedina del Totocalcio.  Quando ciò accadeva la valletta di turno (sì, all’epoca si chiamavano ancora così) o i giornalisti chiamati a leggere l’elenco delle partite e i segni,  capitava che sbagliassero a leggere la parola Reggina.  Erano troppo abituati a citare la Reggiana.

Sette campionati in Serie A per i  reggiani.  L’ultima promozione del 1996, per ironia della sorte,  fu festeggiata una settimana prima di una gara in cui i granata, freschi di festeggiamenti,  subirono una sconfitta a domicilio ad opera della Reggina di Gagliardi in panchina, Aglietti e Toscano in campo.   C’era Romano Prodi in tribuna, fresco di elezione a premier, a tributare un applauso alla Reggiana di Carlo Ancelotti promossa in Serie A.  La Reggina vinse 3-1, si salvò in B e fu come essere promossi.

Nel ’99 cambiò tutto.  La parabola granata iniziò a cadere verso l’oblio, quella amaranto spiccò il volo verso la Serie A.  Fu un vero e proprio cambio della guardia.  Gli anni in A della Reggina diventarono nove e da ventuno anni a questa parte quella amaranto è sicuramente la squadra, tra le due, ad avere la storia più nota e riconoscibile.  E se proprio qualcuno sbaglia a leggere, dice Reggina invece di Reggiana.

Sabato al Granillo si gioca una gara importante.  La Reggina sogna i play off, la Reggiana deve vincere per sognare la salvezza in B. Segno che il trend continua ad essere quello del cambio della guardia di fine anni ’90.