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Reggina, dopo 18 anni De Canio svela i motivi dell’addio: ‘Ancora dopo tanti anni non ho capito…’

Stagione 2002-2003. Gigi De Canio era il timoniere di una Reggina che giocava benissimo.  La salvò con un epico spareggio contro l’Atalanta dopo una grande cavalcata partendo da un certo ritardo in classifica, subentrando all’esonerato Bortolo Mutti.   Il tecnico ha ricordato quei momenti nel corso della trasmissione A Tutto Campo di Maurizio Insardà, in onda su Rtc.

“Ho preso la squadra –  ha ricordato –  in una situazione di grande difficoltà. Pareva spenta e senza entusiasmo. Piano piano è riuscita ad esprimere le sue potenzialità. C’erano calciatori che avevano ancora molto margine di miglioramento. Primo fra tutti Ciccio Cozza che era arrivato all’apice della sua maturità psico-fisica. Ha sempre avuto un grande talento che negli anni precedenti aveva espresso solo parzialmente”.

“Il mio ricordo di Reggio  – ha evidenziato – è bellissimo. Il popolo reggino ha sempre amato la sua squadra. C’era un rapporto molto stretto. Arrivare allo stadio con 24.000 persone che ti spingevano era una bellissima sensazione. Poi, nel momento in cui vedi che la squadra riesce a mettere in campo le tue idee è un momento di grande soddisfazione. Io l’ho provata a Reggio e ho vissuto una bellissima stagione”.

De Canio ha raccontato le sensazioni di lavorare nella Reggina. “Ero molto felice – ha ricordato –  nell’aver a che fare con loro. Li avevo sempre visti lavorare bene.  A me piaceva lavorare in un ambiente del genere, dove i dirigenti sembrava avessero la mentalità dei dirigenti che programmavano. Io avevo una difficoltà logistica  stando a Reggio. Tutte le settimane quando  finiva la partita, dovevo farmi 500 chilometri per andare a casa a Matera. Li dovevo fare in macchina, perché a Matera non c’è l’aeroporto.  Dovevo rientrare il martedì mattina presto  e in meno di 24 ore dovevo sorbirmi 1000 chilometri. Spesso mi veniva il pensiero che l’anno successivo dovevo andare via. Ma quando pensavo alla possibilità di lavorare con queste persone, immediatamente questo prendeva il sopravvento e dicevo che erano sacrifici che si potevano fare per lavorare in un ambiente giusto. Martino è uno dei dirigenti più colti, di solito si incontrano persone che non sanno dire due parole in italiano, lui era una persona di spessore, molto razionale.  Una persona con cui mi piaceva confrontarmi. Anche da lui ricevevo grandi complimenti.  Mi diceva che se non veviva a prendermi la Juve sarebbe stato bene che io restassi a Reggio”.

Il trionfo di Bergamo dopo una grande cavalcata non corrisposero ad una conferma.  “Dopo tanti anni – ha detto De Canio –  non ho problemi a dirli. Prima della partita a Bergamo, Martino non venne al campo perché aveva paura di vivere un’emozione forte. Rimase in albergo, mi abbracciò e mi disse di salvare questa squadra perché eravamo all’inizio di un ciclo.  Andammo in campo e quello che successe lo sapete. Quando arrivammo a Reggio, andammo a festeggiare in una terrazza di un albergo in centro. Cenammo tutti insieme, i dirigenti occuparono tutti lo stesso tavolo. Io rimasi da solo con i miei collaboratori in un tavolo isolati. Aspettai il giorno successivo per discutere di contratto, ma dopo due giorni chiamai io per sapere dal presidente. Sembrava che dovessimo fare chissà che cosa, invece silenzio assoluto e per me fu emblematico.  Poi percepì nei discorsi di Foti e Martino che loro tutte quelle intenzione di tenermi non lo avevamo. Allora dissi: fermiamoci. non facciamo storie, io vado via. Loro mi chiedevano cosa volessi per rimanere e io dissi che non era modo di porsi verso una persona con cui si sarebbe voluto costruire qualcosa. Pensavo che una società dovesse esprimere i propri obiettivi e discuterli con l’allenatore. Probabilmente avevano cambiato idea e non sapevano come dirmelo. Li tolsi dall’imbarazzo  e dissi che sarei andato, ma chiedendo di essere onesti e corretti dicendo la verità. Così fu, perché ricordo anche la difficoltà di Foti con parte della stampa nello spiegare questa situazione. Era in imbarazzo nel rispondere alle domande dalla stampa. Ancora oggi dopo tanti anni non ho capito questo atteggiamento da parte di Foti e Martino. Spesse volte mi sono trovato con Foti e mi ha detto che poi magari un giorno me lo dirà. Non c’è stato mai rancore, sempre ottimi rapporti però è finita così”.