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Tifosi in attesa della Reggina

Tra una vittoria storica e il dramma popolare: lo Stretto é amaranto

di Pasquale Romano – Non ci saranno rivincite possibili, ne repliche. Ai posteri verrá tramandato di un duello rusticano e vibrante, andato in scena negli ultimi giorni di maggio, anno 2015. Reggina e Messina si sono giocate la permanenza nel calcio professionistico, ad attendere la perdente il baratro dei dilettanti. Discorsi legati a ripescaggi, fallimenti, passaggi societari e rivoluzioni sono andati per qualche giorno in soffitta, sepolti da una contesa che non ammetteva riflessioni collaterali o risarcimenti morali. Il focus era tutto su una battaglia epica, unica e irripetibile, assolutamente da non perdere. Il duello, dalla parte amaranto, non é valso solo per il predominio territoriale, per marchiare con il proprio sigillo un limbo di mare, ma anche per un riscatto sociale e sportivo, utile per rialzare la testa dopo anni di sofferenze. La Reggina passata nelle mani di Tedesco era condannata a morte, obbligata a vivere con tristezza gli ultimi giorni della propria centenaria esistenza. ´Abbiamo ottenuto un miracolo sportivo´, la perfetta definizione del tecnico amaranto non ha bisogno di virgole aggiuntive. Tutto quello che mai si era visto nelle ultime due stagioni si é improvvisamente palesato, prima al Granillo e poi al San Filippo. A chi crede la squadra scesa in campo ieri non avrebbe subito gol nemmeno in otto contro undici, é difficile dare torto.

Dalla Sicilia era il vento di vendetta a soffiare fortissimo: i due successi in campionato potevano rappresentare soltanto l´antipasto, la storia invece si consumava nell´appendice di stagione. Il peso specifico dei derby persi ai tempi della serie A non poteva essere commisurato con il tacco beffardo di Orlando o il  ´selfie´ di Ciciretti e compagni, lo spareggio per non retrocedere in serie D era invece il giusto palcoscenico. Due lustri di ricordi si sono trascinati e fomentati, ideale il momento per restituire disperazione al nemico prediletto. Spedire la Reggina tra i dilettanti, il sogno accarezzato per una vita poteva diventare realtá. All´Inferno invece ci sono finiti nuovamente i giallorossi, é un dramma popolare quello che si sta consumando in queste ore.  Alle ferite degli scorsi anni, mai completamente rimarginate, si é aggiunto lo smacco esemplare, un supplizio che il tempo potrá a malapena attenuare. Chi ha memoria di questo spareggio, deputato a trasferirlo alle nuove generazioni, dovrá obbligatoriamente raccontare di una coltellata letale, inferta da un nemico che si credeva giá al suolo, sconfitto. Messina capitale della angoscia, sommersa dalla disillusione di quello che poteva essere e non é stato.

É l´ultima pagina quindi a regalare il ´lieto fine´ alla Reggina e Reggio Calabria, squadra e cittá hanno spesso ceduto a delusioni e amarezze ma mai alla rassegnazione. Una dolce melodia in coda a centodue minuti di passione, vissuti in apnea: infine il flashback legato ai derby di A ha preso forma, colore e sapore diventando indimenticabile, degno compagno dei precedenti. Si puó festeggiare una salvezza ottenuta solo ai play-out, al termine di un campionato da dimenticare? Non farlo, per il come il destino ha deciso di baciare la sponda amaranto dello Stretto, sarebbe stato un delitto. “I PADRONI DELLO STRETTO SIAMO NOI, LO STRETTO É AMARANTO” i cori che ieri si sono susseguiti all´arrivo della squadra, sul Lungomare. Per chi ha seguito una squadra sonoramente sconfitta a Lamezia ed é andato a sfidare la retrocessione sul campo del Martina Franca, é stato il giusto premio.

Una storia che sembra nata da una penna, invece è vera: l’acqua dello Stretto, in un pomeriggio di maggio, anno 2015, si é colorata inequivocabilmente di amaranto…