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Il 13 giugno 1999, un mare amaranto a Torino. Il presente oggi è ancora più triste,il futuro…

di Pasquale De Marte – Il passato fa male, soprattutto se è decisamente meglio del presente e probabilmente del futuro.
Sono passati quindici anni, senza neanche che i più se ne siano accorti.
Lo fanno capire anche ai bambini che la percezione del tempo viene assottigliata dalla piacevolezza delle cose.
Un giro di giostra iniziato il 13 giugno 1999 e che, si spera, possa concludersi con il minore dei mali, l’iscrizione alla prossima Lega Pro unica.
Faceva caldo a Reggio, c’erano le elezioni europee ma era il pensiero meno impellente per chi, con un po’ di incoscienza, pone la laica religione del calcio al di sopra di molte cose non erano certo le urne.
In molti le disertarono per precorrere quei 1400 chilometri, che mai erano stati così brevi. C’era un appuntamento con la storia a cui non si poteva mancare, dieci anni dopo la cocente delusione di Pescara con la Cremonese.
Otto, dieci, dodici, quindicimila, ventimila. Nessuno ha mai saputo quanti fossero realmente i reggini, residenti sullo Stretto e non, presenti al Delle Alpi. Le bandiere, i treni speciali, le trombette. Un esercito amaranto che ha attraversato lo stivale, in nome di una città.
Ok, il rigore di Ciccio Cozza, l’incornata di Ferrante e la corsa di Tonino Martino dopo il gol decisivo. Ma i veri protagonisti furono loro, che si portavano dentro ottantacinque anni di pochi successi e molto orgoglio.
Da lì il via ai quindici anni che hanno cambiato la dimensione di una squadretta di provincia che si è seduta al banchetto delle grandi e ci è rimasta a lungo, ergendosi a più grande fenomeno sportivo come aggregatore sociale che, numeri alla mano, lo sport calabrese ricordi.
Da lì il via a quindici anni che hanno un po’ svuotato quell’orgoglio, malcelato dall’antipatia verso una società che non ha saputo mostrare la sua parte simpatica.
Nove anni di Serie A, sei di Serie B. La parte migliore di un centenario, non festeggiato, e che ha reso un’intera generazione di tifosi privilegiata per non aver mai conosciuto i polverosi campi della Serie C che, per fortuna, oggi alla peggio sono in sintetico.
Quindici anni fa a Torino si piangeva di gioia. Oggi si spera, che la Reggina ci sia ancora. La Reggina in Serie A, come riportato nel celeberrimo articolo di Alfredo Pedullà del 14 giugno 1999 sul Corriere dello Sport, si diceva che ci sarebbe andata nel 2000. Quando il 2000 era la linea oltre la quale si sarebbero concretizzate le cose impossibili.
In realtà la Reggina ci è andata nel giugno del 1999. Sei mesi prima della profezia. Oggi qualcuno dice che ci tornerà nel 3000, l’augurio è che, stavolta, l’errore nella previsione sia maggiore, anche se c’è il ragionevole sospetto che ci sarà comunque da aspettare a lungo.