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Reggina: punto e a capo, anzi peggio. Ma ci sono cose che non tornano

di Pasquale De Marte –  No, la partita con il Brescia non è stata la svolta per il campionato della Reggina. Una gara dove finalmente gli episodi hanno sorriso agli amaranto, si è trasformata al preludio del disastro di Verona contro Chievo.

Tattica, tecnica, fisicità, voglia, determinazione. Non c’è stato un parametro dove la Reggina abbia dimostrato di poter competere con i padroni di casa che avrebbero potuto vincere con ben oltre i tre gol di scarto. Il palo colpito da Lafferty avrebbe potuto cambiare la storia del match, ma solo una settimana prima il legno colpito da Ragusa aveva giocato a favore degli amaranto. Nel calcio tutto torna, in base ai meriti.

Chievo-Reggina, un incubo vero

Sul banco degli imputati c’è sicuramente Mimmo Toscano.  Lui, però, un progetto per la partita lo aveva. Sapeva che il Chievo sarebbe calato nel secondo tempo.  E così è stato, trattandosi di una costante degli uomini di Alfredo Aglietti in questo campionato. Che il pressing a tutto campo si sarebbe naturalmente esaurito e, tenendo la partita in equilibrio, avrebbe avuto le carte in panchina per cambiare la partita.

Invece gli uomini dell’ex bomber della Reggina hanno fatto un figurone. Eccllente gioco in ampiezza, pressing alto, cross interessanti.

Quello della Reggina è stato un vero e proprio disastro tattico, ma anche tecnico e qui l’allenatore non ha tutti questi torti.. Ma è possibile che Toscano non abbia programmato raddoppi per evitare di andare in inferiorità numerica sugli esterni giocando con il 3-5-2 contro il 4-4-2? Qualsiasi allenatore dalla Prima Categoria in su lo fa, può capitare però che non ci sia semmai la concentrazione o le caratteristiche giuste per mettere in campo i dettami dell’allenatore.  Si è fatto fatica, ad esempio, a contare quante volte Di Chiara è stato preso in mezzo dai due esterni avversari.

Reggina: prendersela con Toscano è solo la cosa più facile

Cosa, inoltre, è scattato in testa a giocatori di Serie  B che, nel difendere l’area di rigore, guardavano la palla, invece degli uomini?  Si tratta, tra l’altro, di una recidiva.  Gol simili erano già stati subiti contro la Spal e contro l’Empoli.

Il tecnico ha le sue colpe, a partire dalla scelta di rinunciare ad avere una punta vera e ponendo le sue fiches su un tandem leggero e dove Rivas non aveva certo le caratteristiche giuste per tenere palla e agire da falso nueve.

Certo è che se la scelta di puntare sui suoi movimenti alle spalle della difesa alta avversaria si fosse tramutato in un gol (è accaduto nel primo tempo) forse oggi sarebbe stata benedetta, al di là di tutte le logiche esistenti. Comunque caratterizzate dal beneficio dei “se” e dei “ma”,  pronunciati oltre il novantesimo.

Assistere inermi ad una quantità industriale di traversoni sempre preda dei possenti attaccanti veneti, senza inserire un saltatore, è stato un altro torto ascrivibile al tecnico.  Solo il caso ha voluto che i primi due gol siano arrivati su traversoni bassi

Reggina: da eroi a brocchi, nel calcio il passo è breve

Certo è che se, in questa squadra, mancano calciatori come Garritano e Canotto (non fenomeni, ma elementi in grado di ‘strappare’ e dare qualità nei passaggi per le punte) non è certo colpa sua.  Così come è pur vero che la maggior parte delle squadre di B giocano con la difesa a quattro e non a cinque, forse perché i dati empirici suggeriscono che potrebbe essere la scelta migliore. E, ad oggi, ci sono volute nove partite per vedere qualche cambiamento  tattico.

Tuttavia, questi sono numeri che lasciano il tempo che trovano. Così come le considerazioni relative al fatto che forse con Menez, Faty, Denis, Charpentier sempre disponibili, forse (la ripetizione non è casuale) si sarebbe visto un altro campionato.

La legge non scritta del calcio è che se le cose vanno bene si dà la colpa all’allenatore. Anche se solo pochi mesi prima è stato considerato un eroe.  Il Venezia potrebbe essere l’ultima chiamata.