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Reggina: salvate il soldato Toscano e aggiustate una squadra fatta male e piena di equivoci tattici

di Giusva Branca – Io non so se, come ha detto ieri il Presidente, la squadra la ha costruita lui (“tutto ciò che accade nel club, anche per l’aspetto tecnico, fa capo a me”), queste sono cose interne che solo a via Osanna conoscono (a proposito, la sede sociale è ancora lì, si?), ma resta il fatto che chi ha costruito la squadra ha messo in piedi una compagine che non solo è folle pensare possa competere nei piani alti (e lo stesso Presidente ha ammesso di avere irresponsabilmente alzato l’asticella della ambizioni in maniera inadeguata), ma farà bene a guardarsi le spalle, come disse Mirabelli a inizio stagione suscitando la piccatissima reazione di Taibi che era convinto che il club (chi, in termini personali, lo sanno solo loro, ripeto) avesse messo in piedi un top team.

Comunque sia ora sulla graticola c’è finito Toscano (riconfermato in maniera sospetta più volte negli ultimi giorni da nota ufficiale e, ieri, dal Presidente, mentre le parole del ds in settimana avevano lasciato più di uno spazio ad ambigue interpretazioni).

Ora, è chiaro che – come è ovvio – il mister abbia delle responsabilità gestionali, alle quali non si è mai sottratto, in verità, ma la colpa più grande – e che potrebbe costargli carissima – è stata quella di essere un soldato, sopportando in silenzio e senza ribattere con “ma che minchia state dicendo” ai deliri di ambizione di Gallo e Taibi a inizio stagione e, soprattutto, di avere accettato una squadra che neanche lontanamente gli assomiglia.

La Reggina, questa Reggina vista in otto gare, è una squadra che – senza adeguati accorgimenti, ora e sul mercato – potrebbe far fatica a salvarsi, fidatevi di un vecchio rompipalle come me.

In otto gare ha portato a casa la miseria di 7 punti (meno di un punto a partita), vincendo solo una volta, contro il modestissimo Pescara, pur giocando per almeno 5 delle 8 volte contro squadre che, francamente, non possono essere definite né per cifra tecnica, né per ambizioni, né per budget delle big.

E si badi bene perché da ora a Natale, nelle prossime 4 gare gli amaranto troveranno Monza, Brescia, Chievo e Venezia…

Ma veniamo alla squadra e cerchiamo di capire perché le colpe di Toscano – al netto del peccato originale di averla accettata – sono davvero minime analizzandola in tutte le sue sfaccettature.

Dei tre portieri il più affidabile è il terzo, Farroni, ragazzo serio e valido tecnicamente; certo, non è Zoff, ma è un punto di riferimento che da ai compagni quelle certezze che Guarna e Plizzari hanno, a turno, demolito gara dopo gara.

Ovviamente, però, Plizzari “deve” giocare perché gli accordi di mercato con la casa madre sono questi.

La difesa balla ogni volta che gli avversari si affacciano di là. Balla perché la cifra tecnica complessiva è quella che è, balla perché, ad esempio, Cionek è fuori ruolo, ma balla soprattutto perché la squadra è lunghissima e i tre difensori sono regolarmente abbandonati a se stessi.

Questo accade perché gli esterni, molto buoni in fase di spinta, non si abbassano per tempo e così la difesa, soprattutto dopo i primi 20 minuti, quasi mai diventa a cinque, ma resta a tre; stesso discorso vale per le mezzali che non si abbassano quasi mai, e comunque mai dopo la prima mezzora.

Il calcio è materia che va studiata e allora, studiandolo, si scopre che degli 11 gol subiti dalla Reggina (che sono davvero tanti in 8 gare), dieci (!!!) sono stati incassati nella ripresa e, di questi, addirittura sette (!!!!) negli ultimi 20 minuti di gioco.

Sapete cosa significa questo? Che appena le squadre si stancano, la Reggina si spacca in due, gli attaccanti non accorciano (ma quello non lo fanno manco in tempo di pace, mica si chiamano Corazza…), le mezzali galleggiano in maniera inutile e gli esterni non fanno più la doppia fase.

Ma tutto ciò, si badi bene, è normale; è normale perché la squadra è stata costruita non male, malissimo, è una squadra piena zeppa di mezzali ed è senza mediani, perché Crisetig, piedi di fata e ottimo calciatore, non è un mediano difensivo e Bianchi, uomo di quantità che tra un po’ entrerà in campo direttamente con la croce sulle spalle uscendo dagli spogliatoi, non ha il passo per essere un mediano, pur potendo essere di grandissimo aiuto a fianco di un mediano vero, come De Rose l’anno scorso.

Se poi guardiamo l’attacco, beh, là c’è da sconfortarsi: troviamo un vecchio campione a nome Denis, di una professionalità e dedizione encomiabili, ma costretto, a quasi 40 anni, a farsi mangiare in testa dall’atletismo di avversari giovani, aitanti e più numerosi; un altro, Menez che, evidentemente, non ha voglia, è triste, vorrebbe essere a Parigi, mentre tutti attendiamo che si accenda per 10 minuti (e quando lo fa è, effettivamente, uno spettacolo); poi abbiamo (avremmo, diciamo…) Lafferty, del quale si sono da tempo perse le tracce, ma non in campo, proprio in settimana, non si sa dove sia, parte e non torna o torna inutilizzabile; infine abbiamo il povero Vasic che ieri mi ha fatto una tenerezza assoluta, non la ha presa mai, spero che almeno a fine gara negli spogliatoi gli abbiano dato la palla affinchè possa aver visto almeno come è fatta.

Capite bene che, con queste premesse, in un campionato difficile come la serie B, fai fatica, tanta fatica, anche perché – e veniamo alle colpe, presunte, del povero Toscano – tutta la rosa che il mister ha a disposizione ha le medesime caratteristiche.

Mi spiego: un mediano vero non ce lo ha in campo e non ce lo ha in panchina, una mezzala capace di fare per 90 minuti la doppia fase non ce la ha in campo e non ce la ha in panchina, una seconda punta veloce, che veda la porta, non ce la ha in campo e non ce la ha in panchina, esterni che abbiano anche spiccate caratteristiche difensive non ce li ha in campo e non ce li ha in panchina, e via così…

E poi, ovviamente, esistono anche ragioni “politiche” per le quali, è quasi impossibile fare star fuori grandi campioni con contratti bi e triennali (che il portafoglio infinito di Gallo abbia gloria eterna…), tranne che non siano loro a chiederlo.

Io sono sicuro che, nonostante tutto, questa Reggina che non ce la fa a vincere una partita sia troppo brutta per essere vera, sono certo che già a Monza vedremo una squadra diversa, ma la verità è che la situazione è strana e delicata, perché questa – sul piano caratteriale – non è una squadra atta a combattere ed una eventuale lotta col coltello tra i denti nelle zone basse della graduatoria le vedrebbe soccombere.

Sono abbastanza ottimista per dire che, comunque, questa – per quanto costruita malissimo – non è squadra da ultime posizioni e che si riprenderà, ma se, in un modo o nell’altro dovesse ritrovarsi stabilmente in fondo (come è ora), allora andrà incontro a seri guai.

Poi, il calcio lo conosco bene e so perfettamente che Toscano – se non inverte la rotta – se ne va a casa, né sto a menarvela col fatto che non sarebbe giusto, il calcio è così e lo sappiamo tutti, lui per primo.

Dico che il conto di una squadra costruita malissimo lo pagherebbe qualunque allenatore, al netto della scossa emotiva che, è noto, dura due partite.

Mimmo Toscano è troppo esperto e intelligente per non saperlo: l’assunzione di responsabilità del Presidente, unitamente alla sua conferma pubblica, è, in realtà un’ultima chiamata, sulla graticola ci resta il mister e il mister stesso sa che il culo è il suo, dunque deve cambiare in fretta, a qualunque costo.

Come detto non ha granchè da pescare in panca, ma già a Monza mi aspetto una squadra più operaia, non mi sorprenderei di vedere De Rose in campo assieme a Gasparetto, ad esempio e, soprattutto di non vedere in campo né Menez (che, tra l’altro non si sa come stia) né il trequartista.

Toscano deve uscire dai mille equivoci tattici che questa squadra porta in dote e deve tirar fuori una squadra da battaglia, che giochi in 30 metri. Non ha gli uomini per farlo, è vero, ma ora serve trasformare la necessità in virtù, in attesa che al mercato di gennaio Gallo riapra il suo generoso portafoglio e dia una forma a questa squadra, –  con buona pace dei numerosissimi bi e triennali sottoscritti –  per garantirsi una salvezza tranquilla e, se le cose andranno bene, anche qualcosa in più.

Certo, spendere decine di milioni per salvarsi in B potrebbe bruciare, ma questo non solo non è affare di un club che, per bocca del Presidente, non ha limite di soldi, ma soprattutto, è un problema suo.