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Reggina: la percezione dello scollamento tattico e l’elevazione (Spesso inutile) dell’individualità

Empoli-Reggina è una gara che ha lasciato tante chiavi di lettura in casa amaranto. Una di queste è che, a livello tattico, la squadra sembra palesare un certo scollamento.

Un esempio? Due calciatori come Denis e Rivas, in teoria, non avrebbero necessità di alcun tipo di affinamento dell’intesa. Si conoscono da tempo. Eppure nei primi quarantacinque minuti facevano un’immane fatica a trovarsi.

Molti dei problemi sono nati dal fatto che davanti c’era un avversario proibitivo per questa Reggina. Oltre a giocare a memoria, a farlo in velocità, riempiva bene anche gli spazi in fase difensiva.

Quello che ne è venuto fuori è stata una squadra che affidava gli unici spunti offensivi a giocate individuali.

Capitava, perciò, che Bellomo saltasse un uomo e poi non trovasse alcun passaggio suggerito dall’economia del gioco. Gli altri erano tutti marcati. Dove arrivano i limiti della Reggina e dove i meriti dell’Empoli?  Difficile dirlo, ma di certo c’è che contro avversari meno forti come Cosenza e Pescara la Reggina riusciva ad essere molto più fluida nella manovra.

Alla Reggina le individualità non mancano. Di calciatori che saltano l’uomo o sanno verticalizzare bene la rosa non fa difetto, ma spesso non ci sono movimenti che dettano il passaggio.

Accade così che l’elevazione di un’individualità dopo un dribbling, una bella verticalizzazione o un’altra giocata finita nel nulla.

Quasi come se il gioco amaranto sia fatto di singoli che giocano per conto loro senza trovare un accordo l’uno con l’altro.

Non è accaduto spesso, ma non è la prima volta che la tendenza si nota. L’Empoli ha forse amplificato la percezione.