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Reggina: il rischio pregiudizi ed un talento da preservare

Jeremy Menez aveva iniziato la sua partita con la Spal con l’indolenza che, in molti casi, lo contraddistingue.

Spesso con le mani sui fianchi, intestardendosi in qualche giocata e nel non rincorrere sempre l’avversario quando perdeva palla.

Né più, né meno di quello che aveva fatto in altre partite dove aveva preso per mano la squadra, accendendosi assieme alla lampadina del talento che spesso lo accompagna. Contro la Salernitana, contro il Pescara, contro il Cosenza.

Ritenere che quell’atteggiamento fosse, in un certo senso, anticipatore di quello che sarebbe accaduto al 22′ sarebbe sbagliato.

Si, perché l’indolenza può essere di Menez.   Lasciare la squadra in dieci dopo dieci minuti non è  da Menez.

Lo dicono i numeri.  Il fracese, infatti, non veniva espulso dalla stagione 2016-2017.  Per trovare un altro rosso diretto occorre arrivare al 2004-2005.

Il totale tra doppie ammonizioni (2) e espulsioni dirette (3) fa cinque allontanamenti dal campo su 500 partite.

Numeri sopra la media per un attaccante, ma indubbiamente lontani da quelli che ha un bad boy. Tanto per dare l’idea Mario Ballotelli, nel complesso, fa 12 su 400 partite.

Questo certifica ancor di più che l’arbitro Ayroldi di Molfetta ha voluto fare il protagonista per una frase colorita, ma non di certo da rosso diretto al 22′.

Menez avrebbe meritato di finire la partita. Magari per proseguire nella sua prestazione indolente o magari per prendere per mano la squadra.

La Reggina con Menez al top è una squadra di un livello, senza lo è di un altro.