Home / Sport Strillit / PIANETA AMARANTO / Reggina: sotto ritmo si può, ma solo se hai Menez

Reggina: sotto ritmo si può, ma solo se hai Menez

di Pasquale De Marte – Quella della Reggina a Pordenone non è stata una prestazione negativa. Davanti c’era una squadra forte, guidata da un allenatore esperto e che pian piano sta iniziando a trovare la quadra.

Sarebbe, però, autolesionista non iniziare a valutare alcuni aspetti che si immagina possano essere quantomeno oggetto di valutazione da parte di Mimmo Toscano.

Dopo un buon primo tempo, a Lignano Sabbiadoro si è vista una fase iniziale di ripresa dove per la prima volta un avversario ha messo a nudo uno di quello che sembra un difetto della squadra amaranto: la rapidità.

Aver giocato tre partite in una settimana quasi con gli stessi effetti potrebbe non essere stato un fattore favorevole per Loiacono e compagni.

Sempre per la prima volta uno sfidante, seppur per la sola parte iniziale del secondo tempo, ha imposto il ritmo ad una Reggina che, in questa prima fase di stagione, ha sempre nascosto la palla agli avversari, comandando le operazioni.   Il Pordenone si è sicuramente rivelato un avversario migliore di quelli incontrati fino ad ora e, pur avendo cambiato molto, è una squadra che pochi mesi fa ha sfiorato la Serie A .

Ricordando come, anche nella difficoltà, la Reggina ha rischiato molto poco grazie alla buona tenuta difensiva e soprattutto che  il secondo gol è arrivato con un jolly, c’è un altro aspetto da tenere presente.

Nella ripresa la Reggina ha provato a giocare, come contro il Cosenza, come se avesse Menez in campo. Soprattutto dopo il gol del 2-1 presso.  Se c’è un fuoriclasse come il francese puoi permetterti un ritmo più compassato, basta dare la palla a lui, se ne porta via tre  eanche non essendo rapidissimo e libera spazi per gli altri.

Se non c’è, bisogna cambiare strategia.   Ci sono state un paio di azioni dove Nicola Bellomo (ancora una volta tra i migliori in campo, checché se ne dica e al di là dell’assist) ha toccato quattro-cinque volte la palla prima di verticalizzare  in azioni dove c’era la possibilità di dare respiro se gli altri si fossero mossi nella maniera opportuna.

Segno del fatto che, al momento, alcuni meccanismi soprattutto quando si va in verticale non hanno ancora gli automatismi che Toscano si aspetta.  L’evanescenza dell’attacco e il poco appoggio dato dalle punte non hanno aiutato.

Non è il momento degli isterismi o delle conclusioni affrettate, quello di qualche riflessione si.  Soprattutto se non c’è Menez.