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Barillà a Monza: ‘Sono cresciuto nel quartiere Catona, lì il nostro sogno era giocare nella Reggina’

Nino Barillà e la Reggina. Una storia che in questa stagione non è ripartita. Inavvicinabile dagli amaranto l’offerta dal Monza al calciatore, da un club che beneficia del patrimonio miliardiario (in euro) di Silvio Berlusconi.

Il mancino, però, in un’intervista rilasciata a Monza per il quotidiano Il Giorno ha raccontato il suo essere cresciuto a Reggio Calabria e a Catona. “È  – rivela – nella parte nord, a una quindicina di chilometri dal centro di Reggio. Tutti i ragazzi di Catona che giocano a pallone hanno un sogno nel cuore, un’ambizione: militare un giorno nella squadra della propria città”.

 

Poi tuta la trafila nel settore giovanile: “”A un certo punto rischiai di finire fuori, volevano tagliarmi, pensavano non fossi pronto ma po. Due ragazzi della Reggina non riuscirono ad andare a un torneo, dovevano riempire i buchi e allora mi richiamarono. fui il miglior giocatore di quel torneo, lo vincemmo. E i dirigenti tornarono sui propri passi. Ci vuole anche un po’ di fortuna”.

La famiglia prima di tutto. Quella che lo ha visto nascere e crescere: “Mio padre ha un negozio di ortofrutta, mia mamma è direttrice delle Poste. E ho due fratelli minori, il più grande fa il broker a Milano e la piccola studia”.

E quella che l’ha fatta diventare uomo: ‘Tutta la settimana penso al calcio, ma appena ho un minuto libero sto con i figli: Giuseppe, 5 anni, lo porto già a giocare a calcio, anche se un giorno dovrà scegliere lui cosa vuole fare. Come mio padre, non voglio fare pressioni. E con la piccola Rachele, un anno e 2 mesi, vado al parco giochi. Mia moglie Sabina  ha aperto un negozio di scarpe e un bar a Reggio”.