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Reggina, Gallo sulla famosa maglia: ‘Ho detto che dovevamo essere antipatici, facevano a gare a dire c… su di noi’

“Sono stato deferito 45 giorni, è quello che si dà ad un presidente che non paga i calciatori. Presumo che ho fatto qualcosa di grave”.

Commenta con ironia Luca Gallo la famosa maglia esposta nel vittorioso derby contro il Catanzaro.

“Lavati  i pedi e va curcati” era la scritta che campeggiava sulla t-shirt amaranto.

Gallo si aspettava la bufera all’esterno, non dentro Reggio Calabria.

“Mi è stato detto di tutto. Mi sono arrivate – evidenzia – cose brutte da cose che non ha mai visto nella mia vita. Persone che si sono espresse mezz’ora dopo la fine della partita. Persone che si sono espresse una settimana dopo la partita. Persone che magari in occasioni ben più gravi non hanno dette nulla. Su quella hanno detto che si vergognavano vedendomi indossare quella maglietta”.

“Vengo – prosegue – da una città dove l’ironia la fa da padrone. Sono di origini calabresi, ma sono nato a Roma. Abbiamo modi di fare differenti da qui. Mi piacere che ognuno dica la propria opinione, ma la cosa che mi ha dato più fastidio sono state le critiche da parte della stampa di Reggio. Se fuori da Reggio se qualcuno si è fatto girare gli zebedei, la vedo una cosa normalissima. Ma qui a Reggio che qualcuno possa essersi schierato contro quella maglietta lì. Ho sempre detto che la Reggina deve essere un squadra antipatica. Amata follemente tra le proprie mura e odiata fuori. Facevano a gara per dire cazzate sulla Reggina. Vi sfido a trovare una sola volta in cui io ho nominato il nome di un’altra squadra. Tiro fuori quella maglietta lì, dove non offendo nessuno e dove non è diretta a nessuno precisamente. Mi arriva di tutto. Che mi potesse arrivare da fuori Reggio era normale che dovesse essere così. Ma che sia successo all’interno di Reggio mi ha dato fastidio. Non si può sentire e non si può vedere. Le critiche ricevute a Reggio non le ho digerite ed ho iniziato ad allontanarmi mediaticamente da alcunee situazioni. Non da Reggio e non dalla tifoseria. Ecco perché sono andato sotto al curva a dire che io sto qui. Un cazzotto in faccia da parte di alcuni esponenti della stampa reggina. Mi hanno forse trattato meglio dall’altro lato. Questo è clamoroso”.

“Era – specifica – una frase che diceva sempre mia madre  quando ero bambino. Se avessi saputo che era un insulto glielo avrei detto”.