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Reggina, Gallo: ‘La nostra una cavalcata poderosa, dice che programma chi non si prende responsabilità’

Luca Gallo parla dopo la vittoria del campionato da parte della sua Reggina. Non parla spesso il massimo dirigente amaranto e quando lo fa catalizza l’attenzione di tifosi ed addetti ai lavori.

Accanto a lui c’è la Coppa.  “E’ bella – scherza – ed à costata tanto. Sotto tanti punti di vista”.

Reggio ritrova il sorriso dopo tanti anni. Sei anni d purgatorio ed inferno tra Serie C e D, dopo quasi venti tra B ed A.

“La nostalgia – rivela –  che c’era per un passato così lontano mi faceva pensare a qualcosa che si riteneva potesse non più tornare. Come se, per bambini e ragazzi, non ci fosse possibilità di tornare a certi momenti”.

Gallo lo dice a chiare lettere. Pensa soprattutto ai giovani, sogna una città ed una provincia dove ogni ragazzo che inizia a giocare a calcio abbia come principale aspirazione come quella di indossare l’amaranto. “Un bambino – rivela – dovrebbe pensare solo  a questo club”.

Luca Gallo è il quarto presidente a portare la Reggina dalla B alla C. Lui, però, sa bene che rispetto aglia altri ha bruciato le tappe.

“Lillo Foti – sorride –  ci ha messo quattro anni, Oreste Granillo cinque, Pino Benedetto due. Io un anno e mezzo. Io, però, ho fatto ben poco, perché lo hanno fatto calciatori, allenatori e direttore sportivo. . Sulle statistiche, però, ci sarà il mio nome.

In avvio di stagione la Reggina non era accreditata dei favori del pronostico. Qualcuno l’aveva messa in seconda fila non conoscendo il curriculum di giocatori abituati a vincere la categoria.  “Questo, però, ha permesso  – spiega Gallo – che la Reggina partisse a fari spenti.  Quando si sono accorti di noi era troppo tardi e non ci hanno ripreso più. La nostra è stata una cavalcata poderosa. Qualcuno che metteva la Reggina al quinto posto e che c’era un presidente neofita che doveva imparare è stato smentito. Tutti quelli che hanno lavorato hanno dimostrato che si può vincere al primo posto. Quelli che dicono che serve un progetto lungo per costruire qualcosa, non sempre dicono la verità. Magari dicono cose che fanno comodo dire per alleggerire il peso delle loro responsabilità. Fallire un anno o due è facile giustificarlo dicendo che ci vogliono cinque o sei anni per vincere. Quando sono venuto a Reggio mi hanno detto che bisogna costruire. Io ho detto che bisogna vincere subito e l’ho fatto. Poi c’è chi dice che ci vogliono anni”.