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Fine di un incubo: la Reggina è in Serie B

di Pasquale De Marte – La Reggina è in Serie B.  Il Consiglio Federale ha approvato all’unanimità la proposta di promuovere direttamente gli amaranto nella serie cadetta. E’ la logica conseguenza (anche per Monza e in parte anche per il Vicenza) di un campionato dominato all’inizio alla fine.

Serviva, purtroppo, giusto una pandemia per mettere il freno ad una corazzata che è inciampata poche volte e non ha praticamente conosciuto ostacoli.

Un risultato costruito record dopo record.  Non poteva andare diversamente, perchè nessuna formula dei play off avrebbe potuto dare lo stesso vantaggio costruito sul campo. Alla fine ha prevalso il merito sportivo ed anche il buonsenso.

Stucchevoli le dichiarazioni di qualche presidente che mirava a coinvolgere anche gli amaranto nei play off, arrivando a giocarsi la promozione con una squadra che, per la sua, era irraggiungibile aritmeticamente.

Si, perché i numeri della squadra di Toscano non mettono in alcun modo in discussione un verdetto ampiamente dimostrato dal campo ed emesso d’ufficio solo per l’intervento di un evento epocale.

Ha vinto l’ambizione e la passione di Luca Gallo. La voglia di rivalsa di Massimo Taibi che, più di tre lustri dopo, si è tolto qualche sassolino dalla scarpa a suon di risultati. Ha fatto la differenza la regginità di Mimmo Toscano, messa da parte al momento giusto in favore della competenza sua e del suo staff.

Poi ci sono i giocatori: fenomeni per la categoria e non solo per questioni tecniche. Dopo poche giornate sembravano indossare la maglia amaranto da dieci anni.

C’è una città è che tornata a sognare dopo anni difficili. Una retrocessione ancora dura da digerire nell’anno del centenario, la mancata iscrizione del 2015.  Primi passi di anni in cui tenere in piedi la baracca è stato complicato.

Ringraziamenti, ovviamente, da estendere a quanti hanno gettato le basi per ciò che è accaduto da Gallo in poi. La famiglia Praticò, tutti i loro soci. Perché sono stati anni di pane duro rispetto al fresco ricordo degli anni migliori.  L’alternativa, probabilmente, sarebbe stata la fame.

Adesso, però, è il momento di pensare positivo. Di ritrovare ambizione, di prendere coscienza del fatto che si può tornare a scrivere la storia.

Il primo passo è già compiuto. Reggio adesso canta e sogna, dopo sei anni difficili.

Se lo merita.