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Coronavirus: il governo aiuta il calcio con la cassa integrazione, non la Reggina o solo in parte

Il calcio non è solo un gioco. L’idea populista che, in questo momento, il Paese avrebbe cose più serie a cui pensare non regge.

Attorno al pallone non ci sono solo sentimenti, ma anche e soprattutto interessi, posti di lavoro e persino gettito del Pil.

Ecco perché il dibattito è anche politico.

Il calcio tuttavia si poggia un fondamenta d’argilla che sono quelle della Serie C. L’inattività ed i mancati incassi hanno reso necessarie una misura d’emergenza per permettere alle società di restare in piedi o almeno provare a farlo.

Come ogni altra azienda, le società di calcio potranno mandare anche i calciatori in ‘Cassa integrazione in deroga’.

Una misura straordinaria, ma circoscritta ai professionisti con un contratto inferiore ai 50.000 euro lordi.

Una cifra che, nella Reggina, al di sotto della quale non si trova nessun calciatore della Reggina o quasi.

I contratti restano, perciò, a carico della società.

La Reggina ha però già fatto sapere che provvederà a corrispondere ai propri tesserati quanto gli spetta, senza andare a cercare alcun tipo di accordo al ribasso come è stato fatto da altre società.

Discorso a parte, però, potrebbe riguardare alcuni tecnici a contratto che rientrano n quella fascia di reddito.

Si stima comunque che nel calcio 2000 unità lavorative beneficeranno del Fondo Salva Sport.