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Reggina, Perrotta non dimentica: ‘Reggio Calabria determinante, città a cui devo tutto’

Dal centro sportivo Sant’Agata al tetto del mondo.  Simone Perrotta è uno dei gioielli più splendenti della storia della Reggina.  La sua trafila in amaranto è iniziata che era poco più che un bambino ed è durata tredici anni.   A quattordici anni era arrivato a Reggio da Cerisano. E’ tornato a parlare ai microfoni di Reggina Tv e del programma La Giovane Reggina.

Simone Perrotta, campione del mondo 2006,  non ha mai dimenticato Reggio Calabria. “Mi ha cresciuto, mi ha fatto diventare uomo.  Ciò che sono diventato è tutto quello ho vissuto. La Reggina, per me, è stata determinante.  Ricordo con grandissimo piacere e sentimento quegli anni anche se sono stati difficili. A 14 anni ti viene meno l’adolescenza e la vicinanza della tua famiglia, ma quando uno ha un sogno cerca di realizzarlo con tutte le sue forze. Io ho avuto la possibilità di realizzarlo, perché si sono incastrate una serie di cose. Non basta avere talento, ma occorrono anche dinamiche favorevoli. Tutte queste situazioni le ho avute e sono stato bravo sfruttarle”.

Ha conosciuto la struttura di Via delle Industrie quando era ancora in fase embrionale rispetto a ciò che è adesso.

“Il centro sportivo  Sant’Agata – rivela –  l’ho visto prima con tre  campi. Il primo era in terra battuta dove ci allenavamo noi. Il secondo era quello di Allievi e Primavera.  L’ultimo era quello di prima squadra. Sognavo di salire anno dopo anno e così è stato. Vivevamo in una foresteria che non era quella di ora, ma in una serie di abitazioni in Viale Quinto. Ho visto che il centro sportivo è cambiato, sono felice che i ragazzi possano avere la possibilità di stare in un posto confortevole.  Quelle sono le basi per creare una società forte “.

La notte di Berlino del 2006 ha segnato la storia del calcio italiano. Non è passato molto tempo dall’alzata della Coppa del Mondo al pensiero a Reggio Calabria: “Non ci ho pensato subito nell’immediatezza. Quando Cannavaro ha alzato la Coppa ho pensato a mio figlio, a mia moglie e alla mia famiglia. Una volta tornato in albergo ho ripensato a quanto la città è stata determinante per arrivare lì. Penso a Foti, a Martino, agli allenatori Orlandi, Scopelliti e Loiacono. In campo va il talento, ma anche il mio essere persona dipeso da tutte queste persone”.

E sulla Reggina di quest’anno: “Io mi auguro che i campionati possano re iniziare.  La Reggina merita ampiamente la promozione per il tipo di campionato che sta facendo. Taibi e Gallo sono stati bravi a mettere a disposizione di Mimmo una squadra che merita altre categorie”.

“Il Granillo – ha detto Perrotta – è uno stadio in cui piace giocare a tutti. A Reggio ho sempre giocato male.  La Reggina e Reggio rappresentano un pezzo di cuore per me.  Difficilmente riuscito a far coesistere agonismo e sentimenti.  Mi veniva spesso una partita fatta male, ma forse non tanto scontento (ride ndr)”.