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Reggina, Paredes non dimentica: ‘Il top della mia carriera, il Granillo e lo spogliatoio la nostra forza’

Carlos Paredes è uno che ha giocato i mondiali (tre) e la Champions League, oltre a far parte stabilmente della sua nazionalità.

La Reggina lo prese dal Porto e dopo anni stabilmente trascorsi nella massima competizione europea.

Giocare per la salvezza in Serie A non è stato, per lui, un passo indietro.

Lo rivela ai microfoni di Reggina Tv parlando dei suo trascorso in amaranto. Inevitabile parlare dei ricordi. “Ne ho tanti – rivela il paraguaiano – e a Reggio ho vissuto il meglio della mia carriera. Lì ho tanti amici.  Tutto quello che ho vissuto nella squadra e nella città non valgono i gol spettacolari che ho fatto. Quello è troppo importante per me.  Siamo rimasti nella storia ed è quello che conta.  Tante cose mi tornano in mente. Il mio italiano non è più al meglio, però ce la facciamo”.

Paredes giocatore non qualunque, con un agente non qualunque: lo stesso di Cristiano Ronaldo. “Sono arrivato a Reggio assieme al procuratore Mendez. Siamo andati a cena e il giorno dopo abbiamo firmato.

Quattro anni intensissimi a Reggio. Poi la decisione di andare via, sempre verso il Portogallo a giocare la Champions. “Fu una decisione difficile. Era il momento giusto, perché nel calcio bisogna dare spazio a quante più esperienze possibili. Avevo già dato tutto”.

“Ho giocato con tanti giocatori buoni, ma pochi come Mozart, Cozza e Nakamura. Lo spogliatoio in quegli anni ogni anno era migliore. A quell’epoca restare in Serie A era davvero difficile. Ogni domenica il Granillo ti dava una forza per andare avanti e se dovevamo andare indietro ci andavamo. C’era un mix importante”.

E sullo spareggio di Bergamo: “Abbiamo fatto una partita. Tutti abbiamo fatto al meglio il nostro compito, il risultato è stato la conseguenza della prestazione tra andata e ritorno.  Con De Canio abbiamo fatto il massimo. Erano arrivati giocatori come Bonazzoli, Torrisi e Diana che sapevano come si sta in Serie A. Io arrivavo dal Porto dovevo capire certe cose”.