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Reggina, Toscano a Pedullà: ‘Vincere dopo 30 o 38 partite avrebbe lo stesso sapore. Ai ragazzi non ho detto che andavo in curva’

“Qui stiamo vivendo la clausura. Dal nord mi raccontano che stanno vivendo una guerra. Qui la guerra è salvare le persone.  Non so cosa accadrebbe se la stessa criticità arriverebbe da noi, mi auguro di no”.

Così Mimmo Toscano, in videochat con Alfredo Pedullà, ha parlato dell’emergenza coronavirus.

“Parlare di calcio è difficile. Con i ragazzi – ha detto Toscano –  quando facciamo le nostre videoconferenze preferiamo farci due risate e coltivare quanto di bello abbiamo creato da quando siamo partiti. A me interessa questo, più della forma fisica e dall’alimentazione. Li esorto a vedersi e a sentirsi spesso.  Non ho mai messo in discussione la professionalità di questa squadra”.

“Arrivare – ha rivelato Toscano – sulla panchina della Reggina era il mio sogno. Ho capito che questo era il momento giusto.  Prima di accettare ho passato notti insonni, sapendo cosa mi aspettava. Il lavoro più duro è stato scindere l’essere reggino e l’essere allenatore della squadra.  Rischi di ragionare da tifoso, diventi possessivo. Non riesci ad essere lucido nelle valutazioni. Sapevo che mi giocavo questa chance come se fosse l’ultima”.

“Una mattina – ha raccontato Toscano – ho deciso. Avevo valutato tutto. Maniacale come sono, doveva essere tutto al posto giusto. Non conoscevo il presidente Gallo, il direttore sportivo Taibi.  Sapevo che si proveniva dalle macerie e a me costruire è sempre piaciuto”.

Le scene di Toscano sotto la curva non sono comuni per un reggino che sembra aver trasferito qualcosa a tutti gli altri calciatori  “Ho voluto trasmettere a tutto il gruppo il senso d’appartenenza. Bisognava trovare il modo giusto, sarebbe stato facile dire che ero uno della curva. Non ho mai messo in mezzo la mia regginità, ho voluto farlo con la cultura del lavoro”.

Toscano si fida ciecamente del suo staff. Particolare menzione merita il suo secondo: “Michele Napoli l’ho conosciuto a Rende.  Lui stava iniziando a voler fare questo ruolo. Mirabelli mi disse che lo aveva scelto. Aveva ragione. Si è dimostrato la persona giusta nel mio percorso. E’ ancora con me, la vediamo spesso allo stesso modo.  Lo staff è una squadra nella squadra.  Quest’anno mi sono ritrovato solo con Michele perché il preparatore atletico aveva scelto di restare a Salò, così come il preparatore dei portieri.  Massimo Taibi mi ha consigliato Andrea Nocera, preparatore atletico di Massimo Drago (di cui seguivo gli allenamenti) e gli ho chiesto se voleva tuffarsi in questa settimana.   Stefano Pergolizzi, preparatore dei portieri, è un ragazzo che già conoscevo.  Carmine D’Alessandria è il match analyst è un ragazzo che voleva iniziare con il nostro staff e ci sta dando grande supporto”.

E su De Rose capitano: “La scelta è una cosa fondamentale. Negli anni ho capito che è determinante. Spesso l’ho azzeccata, a volte potevo fare diversamente. Ho scelto Ciccio perché conosceva la Reggina che entusiasmava. E’ un calciatore che ho cresciuto io e so che interpreta il mio modo di pensare”.

E sulla possibile ripresa del campionato:”Mi auguro si possa riprendere, perché vorrà che dire che abbiamo vinto la partita più importante.  I verdetti devono essere emessi, anche una ripresa a giugno la vedo difficile”.

“Se – ha detto – ci consegnassero il campionato dopo 30 partite invece che dopo 38 avrebbe lo stesso sapore”.