Home / Sport Strillit / PIANETA AMARANTO / Reggina – La sofferenza che fa bene ed è sempre meglio che gli altri parlino

Reggina – La sofferenza che fa bene ed è sempre meglio che gli altri parlino

di Pasquale De Marte – Straripante. Straordinaria. Stupefacente.   Qualsiasi aggettivo, in questo momento, rischia di essere riduttivo per descrivere ciò che la Reggina di Mimmo Toscano si è, fino al momento, rivelata.

Dopo diciotto giornate la certezza è una sola: l’unica avversaria della Reggina è se stessa.  La perfezione, però, non esiste. La partita contro la Viterbese è stato il miglior biglietto da visita che le difficoltà di questo campionato potessero offrire agli amaranto.

Si, perché, in fondo, alla fine sono comunque arrivati i tre punti, in una partita dove sono arrivati tutti i messaggi che servivano per non lasciare nulla al caso per il prosieguo della stagione.

Reggina da primo posto anche fuori dal campo

La cosa che tranquillizza più di ogni altra è che l’analisi più lucida sia arrivata proprio dai protagonisti.  Denis ha detto di non aver visto la  solita brillantezza, Toscano sottolineato come preferire Reginaldo all’argentino non ha dato ciò che auspicava per via di scelte troppo lente nella circolazione e De Rose ha sottolineato l’atteggiamento di avversari che hanno avversato solo a difendere.

Insomma la strada per fare meglio è già chiara nella loro testa.

Non è un problema fisico, né mentale.  La squadra nel secondo tempo, anche grazie ad una partita più lunga, è arrivata molto meglio rispetto all’avversario sul piano del fiato, così come quando c’è stato da prendere a morsi la partita lo ha fatto.  Altrimenti non segni a tre minuti dalla fine e tieni botta nell’assedio finale, figlio della disperazione finale, senza troppi problemi.

Nessun osservatore esterno, forse, avrebbe trovato la stessa lucidità che hanno avuto gli amaranto nell’analizzare la sfida. Sintomo di maturità. Sintomo che se gli altri parlano a sproposito, qui c’è una squadra che ha anche grande intelligenza  e che si esprime nel modo giusto anche fuori dal campo.

In fondo, le dichiarazioni fuori luogo arrivate da lontano, al momento, non hanno fatto altro che compattare l’ambiente.

La vittoria ottenuta al fotofinish contro la Viterbese è figlia di quella sofferenza che fa bene.  Perché non lascia strascichi e indica che se qualcuno che pensa che sarà tutto facile si sbaglia di grosso.

Da ora in avanti fioccheranno le squadre che parcheggeranno il pullman davanti alla propria porta. picchieranno come fabbri. Proprio come ha fatto la Viterbese. Nulla da imputare ai laziali, ma la Serie C è anche questo.  Prendere o lasciare, o meglio ancora salire.

L’altro segnale positivo arriva dalla società. Il fatto che ci siano rumors di mercato che parlano di una torre alternativa a Denis, è l’altro messaggio che non si vuole lasciare nulla al caso.  Servirà uno a cui appoggiare la palla alta, nel momento in cui si dovessero profilare altre partite come quelle con la Viterbese.  E all’orizzonte se ne trovano un’altra dozzina.

Sbloccarle sempre presto non sarà sempre facile. Non a caso si dovrà lavorare per sfruttare meglio i calci piazzati, al momento unica cosa non da top team della proposta di Toscano.

Possibile anomalia statistica

Mancano 35/40 punti, nell’ipotesi più pessimistica, alla meta, da fare in 21 partite.  Si, perché il Bari vuole provare a correre mettendo il turbo grazie ai milioni da spendere nel mercato di gennaio.  La stessa Ternana si annuncia bellicosa, mentre Monopoli e Potenza non hanno intenzione di fermarsi.

Potrebbe essere un campionato anomalo sotto il profilo statistico.  Ma forse più che un problema degli amaranto, la sfortuna di aver trovato la Reggina, al momento, è degli altri.

Il mantra, però, è sempre lo stesso: la partita più difficile è sempre la prossima. Anche se si chiama Sicula Leonzio e sta in fondo alla classifica.