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Reggina, Toscano: ‘Sarei ipocrita se dicessi che alleare qui è come se fossi da altre parti’

La Reggina, martedì sera alle 20.30, avrà il suo battesimo ufficiale.

Nel primo turno di Coppa Italia ci sarà un osso durissimo come il Vicenza di Mimmo Di Carlo. “E’ una squadra – evidenzia Toscano –  costruita per fare un campionato di vertice nel girone B. E’ allenata da un tecnico preparato con una carriera importante alle spalle. Una piazza che vuole rinascere come Reggio Calabria. Non sappiamo a che punto siano della preparazione, perché abbiamo poche indicazioni. Non siamo riusciti a trovare nessuna immagine”.

“Stiamo – prosegue –  lavorando tanto, c’è ancora tanto da lavorare. Per giocare come abbiamo fatto nel triangolare di Salerno c’è bisogno di trovare automatismi giusti, concentrazione e gamba giusta per essere aggressivi e propositivi allo stesso tempo. La condizione non è delle migliori, perché abbiamo fatto poche amichevoli. Non so se siamo al 60 o al 70%. Con le gambe non ci siamo, con la testa, però, possiamo arrivare ad avere i novanta minuti”.

Toscano vuole un gruppo  compatto: “Bisogna coinvolgere tutti e tutti si devono sentire coinvolti. Tutti devono mettere le loro qualità. Ogni ragazzo ha delle caratteristiche e tutti devono essere al servizio del gruppo della squadra. Bisogna parlare sempre come “noi” e mai come singolo”.

La Reggina aspetta un esterno destro e un centravanti fisico. “E’ fondamentale avere due giocatori per ruolo. A sinistra abbiamo Bresciani e Rubin, a destra abbiamo Kirwan e ci manca un tassello. In questo momento sono contento di quello che abbiamo davanti, se riusciremo a reperire un calciatore con caratteristiche diverse da quelli abbiamo la società lo prenderà”.

L’obiettivo è passare il turno, ma con il Vicenza Toscano vivrà la sua prima da tecnico della Reggina.

“Non è la stessa cosa allenare la Reggina o il Feralpi Salò o la Ternana. La passione ed il professionismo saranno gli stessi, ma allenare a casa mia è un’altra cosa. La scelta ricaduta su di me mi ha riempito d’orgoglio, ma anche di responsabilità. Oggi ho guardato la panchina dove dovrò sedermi, ci sto già pensando. Ho chiamato mio padre, gli devo fare l’accredito. So quanto ci tiene che io sia contento e che faccia bene il mio lavoro. Se deciderà di venire a vedere la partita sarò contento per lui, anche se ne dubito”.