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Reggina: tra rivoluzione ed ambizione: incognite, ottimismo ed un augurio particolare

di Pasquale De Marte – Prima di avventurarsi in qualsiasi analisi critica sulla Reggina, per un po’ di tempo ancora, occorrerà premettere che senza il nuovo corso societario oggi le prospettive, quantomeno quelle a tiro e nella migliore delle ipotesi,sarebbero di gran lunga meno ambiziose in quanto ad obiettivi.

Messi i puntini sulle i ed evitando di scambiare la gratitudine (totale ed incondizionata al momento) per qualcos’altro , può essere il momento di analizzare l’evoluzione tecnica del progetto.

Per certi versi sembra che tutto sia cambiato affinché nulla sia realmente cambiato. Si, perché per l’ennesima volta un progetto tecnico viene totalmente esaurito in sei mesi. Sembra quasi essere una maledizione in casa Reggina.

Prima avveniva per necessità di abbassare l’età media in funzione dell’ottenimento di più euro possibili dal minutaggio o per irripetibili epurazioni da problemi di spogliatoio prenatalizi (era il 2017). In queste settimane tutto è avvenuto per scelta.

Forse per volere della direzione sportiva, forse su indicazione del tecnico. È presto per emettere giudizi che dovranno, eventualmente, passare dal campo, ma può essere già il momento in cui ci si può confrontare con i dati di fatto.

Il primo è che le dichiarazioni dello scorso gennaio secondo cui, mal che sarebbe andata, i tanti nuovi arrivi avrebbero costituito l’ossatura per un futuro vincente non hanno trovato riscontro.

Su queste pagine l’operato di Taibi, a fronte di innumerevoli e a volte ingiustificate critiche, è stato elogiato per quanto fatto l’estate scorsa e promosso persino a gennaio dove sarebbe stato più facile sbagliare che fare bene. È vero che De Falco, Baclet e Procopio non hanno reso come si aspettava, ma è anche vero che senza Gasparetto, Bellomo, Strambelli e Doumbia le cose (tabellini alla mano) sarebbero andate decisamente peggio. Allo stesso modo l’esonero di Cevoli (altra scelta per la quale è stato attaccato) ha trovato ampia spiegazione nel salto di qualità a cui si aspirava e che l’allenatore sammarinese non è mai riuscito a trovare sul piano della proposta, dato emerso in maniera incontrovertibiile in partite chiave come quelle contro Catanzaro e Catania. Drago non era l’uomo giusto, ma col senno del poi è facile parlare.

Peccato, però, che a distanza di sei mesi è proprio Taibi ad avere smontato pezzo per pezzo ciò che aveva costruito. Nulla toglie, però, che tra nove mesi i risultati potrebbero premiare quanto fatto, anche perché bisogna sottolinearlo: sono arrivati giocatori più che buoni.

Intanto ci sono cinque giocatori fuori dal progetto (tre con stipendio importante) e un allenatore a libro paga. Prima di dare, eventualmente, un voto positivo al mercato bisognerà compiere la non facile opera di piazzarli.

Dietro la rivoluzione potrebbe esserci Mimmo Toscano. Nessuno, quest’anno, vuole spaccare il mondo come lui. È l’occasione della vita . Le congiunture astrali lo portano nella sua città ad avere la chance di spostare verso l’alto il livello della sua carriera, già buona. Nessuno, in questa Reggina, ha il suo curriculum o le sue vittorie.

È pur vero, però, che nel corso della conferenza stampa di presentazione  ha detto che si riparte da un sesto-settimo posto e che l’obiettivo è scalare più posizioni possibili.

Il dato di fatto (un altro), a un mese di distanza, è che la Reggina riparte da un bel niente. Quello che c’era è stato demolito quasi interamente . Poco male, perché sono arrivati tanti elementi di alto profilo e che, anche con un grande trainer a disposizione, potrebbero anche diventare una buona squadra.

Per il momento, però, è tutto un’incognita, dato che servirà del tempo per capire come si assembleranno e a che livello si inseriranno nella scala di valori dell’intero girone. Dove ci sono contendenti con un budget mostruoso (il Bari), altre come Catania e Catanzaro che, pur partendo da presupposti differenti, sono reduci da campionati di vertice e manterranno la base. Senza dimenticare la Ternana.

Un’incognita, quella amaranto, che tende all’ottimismo. A patto, però, che arrivino un forte esterno sinistro e almeno punta di primissimo livello. Due si dovesse scegliere di fare a meno di Bellomo.

Per il centro dell’attacco un nome   di livello medio-alto non basta, serve un top assoluto per aspirare ad essere, almeno in partenza, sul livello di chi parte per vincere. Bocalon è il sogno, ma se fosse quella la strada, intesa come lignaggio del calciatore, sarebbe quella giusta

L’augurio di tutti è che, a gennaio, non ci sia l’ennesima rivoluzione. Considerata la storia recente, sarebbe già un parametro indicativo della buona riuscita della stagione.

Anche perché, con tutti i biennali sottoscritti, la situazione dovrebbe quantomeno problematica.