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Reggina: comunque vada, una domenica in cui essere reggini sarà più bello

di Pasquale De Marte – Ultime curve prima di conoscere quale sarà il reale dato dei paganti di Reggina-Monopoli.  Considerando gli accrediti, sono già stati emessi più di tredicimila titoli di ingresso per un match che, ad onor del vero, vale appena il primo turno dei play off.

Un risultato lusinghiero che certifica che la passione per l’amaranto c’è sempre stata.  Era rimasta sotterrata da anni di delusioni, stenti e pane duro difficile da ingoiare dopo aver assaggiato il caviale calcistico.

Si va in campo alle 19.30, ma ci sono già due crucci. Il primo è che, secondo le previsioni, potrebbe piovere, l’altro è che, purtroppo, in campo non ci andrà il pubblico.

Il tifo aiuta, ma non sposta gli equilibri o trova crediti in base ai meriti. Il Cosenza, tanto per dare l’idea, vincitore dei play off lo scorso anno, si presentò alla stessa fase con 2612 paganti e piegò la Sicula Leonzio. Solo nella fase finale si arrivò a diciotto-ventimila presenze.

Reggio, invece, parte subito carichissima. Delega a Cevoli e ai suo calciatori la voglia di riscatto che spesso ha trovato nello sport, oggi, a sua volta, mutilato dai fatti che hanno messo fuori causa la Viola.

Gli amaranto hanno qualità.  Giocatori che in alcuni casi, per la categoria, sono un lusso. Ma a questi livelli ci sono avversari che grazie all’organizzazione di gioco, a qualche vecchia volpe e alla capacità di gettare il cuore oltre l’ostacolo possono scrivere pagine importanti per la loro storia. Il Monopoli è uno di questi. Forse il peggiore sfidante che potesse capitare, perché nasconde la subdola difficoltà di non avere un nome tale da impressionare chi non conosce a menadito la categoria.

Fino al fischio d’inizio, però, la partita, intesa come contesa calcistica, dovrà essere solo un dettaglio.  Almeno per i tifosi.  Sarà una giornata che occorrerà godersi. Avrà quel sapore dimenticato e che sembrava smarrito per sempre. Quello di traffico attorno allo stadio,  di difficoltà nel trovare parcheggio e di file ai cancelli (oggi tornelli) d’ingresso.

Impacci salutati con poco sollievo, perché erano il sintomo che c’era tanta gente che andava a spingere una squadra che andava a giocarsi qualcosa.  Non accadeva da tempo, probabilmente troppo.

Persino la tensione che, nell’aria, inizierà a diventare tangibile per l’elevata posta  in palio, rappresenterà una sensazione di rassicurante familiarità proveniente dal passato.

Vedere la città che, ora dopo ora, inizierà a colorarsi d’amaranto in maniera graduale sarà una consuetudine ritrovata con sollievo, come quel senso d’appartenenza che pareva sopito e che oggi viene indiscutibilmente certificato dalla non pronosticabile, ma avvenuta,  risposta del pubblico.

Una dimostrazione nota a chi ha più di venticinque o trent’anni, ma magari nuova per chi invece, negli ultimi dieci anni, è cresciuto con una Reggina che non ha creato idoli o scritto pagine memorabili  (con l’eccezione del play out a Messina).

Luca Gallo, invece, se ne starà in tribuna, come uno dei tanti tifosi. Quasi fosse un contorno. Peccato che la sua firma su quanto si vivrà è decisamente più grande di quella che c’è sul pullman che ha regalato al club e che, dopo qualche mugugno, nessuno pensa più sia superflua o esagerata.

In fondo se essere reggini, presentandosi alla sfida con il Monopoli, potrebbe essere più bello è proprio perché il futuro della squadra (ed in parte della città) è in quelle che sembrano le mani solide di un imprenditore che dopo le parole sta facendo i fatti.  E quelli si sa, sono incontestabili.

Un po’ come il giudizio del campo che, però, dipende da innumerevoli fattori, molti dei quali indipendenti dall’ambizione, dalla progettazione e dai piani di investimento.

Reggina-Monopoli, intanto,  è già iniziata.