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Reggina: Drago nell’occhio del ciclone, ma è solo colpa sua e rischia davvero?

Nel calcio tutto ruota attorno ad un aspetto fondamentale: i risultati.  Da quando Massimo Drago si è insediato sulla panchina della Reggina le statistiche non giocano a suo favore: due vittorie, tre pareggi, tre sconfitte.

Nessuna svolta.  Nessuno si ricorderà che forse la buona sorte che c’era stata nella prima parte del campionato ha un po’ voltato alle spalle agli amaranto, perché i grossi nomi arrivati a gennaio e le ambizioni della nuova società imponevano un altro impatto sul campionato.

La tifoseria, in molte componenti, identifica nel tecnico la genesi dello scadimento dei risultati.

Per la Reggina, però, al momento il tecnico non è in discussione. Ha un contratto fino al giugno del 2020, ma se resta saldo sulla sua panchina non è per un problema economico (non sembrano esserci di questi problemi nel nuovo corso), ma è perchè si crede fortemente che possa essere l’uomo giusto per traghettare gli amaranto tra i cadetti.

Si tratta di un calciatore che, nella sua storia di tecnico, ha sempre impiegato diverse settimane, a volte mesi, per dare un’impronta alle squadre che ha allenato.  Prendere una squadra in corsa, cambiata per metà a gennaio, probabilmente rappresenta il peggiore momento per insediarsi per il suo modo di intendere il calcio.

L’idea che questi mesi possano essere il periodo di preparazione alla prossima stagione esiste,considerato che, di fatto, la squadra (con tre o quattro colpi di spessore assoluto) sembra già per l’anno prossimo, accresce la sensazione che, comunque vada, il tecnico resterà in sella.

Tuttavia, c’è voglia di giocarsi al meglio queste ultime quattro partite per staccare un biglietto che vale la partecipazione alla lotteria dei play off.

Di Drago, fino al momento, resta negli occhi la straordinaria partita fatta dalla squadra contro il Catania, quando affrontare un avversario di categoria ha paradossalmente favorito la qualità amaranto.

La Reggina va in difficoltà quando gioca contro squadre che tirano calci, corrono tanto, spazzano via il pallone più lontano il possibile e in stadi dove i palloni scompaiono per far correre il tempo senza giocare.

Sembra quasi essere un problema di mentalità nell’approccio a queste cose e avere un allenatore che la C l’ha fatta solo da giocatore potrebbe non essere un vantaggio.

Allo stesso modo, al momento, ha convinto di Drago la lettura delle partite. Quasi mai con i cambi è riuscito ad incidere nell’andamento di una partita, considerato che nelle sue otto esibizioni mai la squadra è riuscita a recuperare quando ha subito gol.

A dire la verità, però, la Reggina ha subito anche solo quattro reti in otto partite (perdendo tre partite equilibrate per 1-0 e subendo la beffa delll’1-1 con il Rende al 94′).

A Rieti la scelta di imbottire la squadra di attaccanti senza troppa logica, ricordando una celebre mossa di Mourinho nella gestione di cambi, non ha convinto, così come il fatto che, ad un certo punto, ci fosse Strambelli sulla linea dei centrocampisti ad impostare. Anzi, a lanciare lungo.

Si, perché il tecnico, a fine partita, ha lamentato il fatto che la squadra lanciasse troppo lungo, come se il responsabile fosse qualcuno passato dallo Scopigno per caso e non lui stesso. Tenere, inoltre, fuori squadra sempre e comunque il capocannoniere della squadra è un rischio che si sta prendendo e che, a quanto pare, non sta premiando.

Nelle prossime partite ci si aspetta che Drago faccia scelte importanti, che magari rinunci anche a qualche pezzo da novanta, pur di trovare soluzioni che diano alla squadra la capacità di fare bottino pieno il più delle volte possibile.