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Reggina – I fischi sono giusti, le pressioni di più

di Pasquale De Marte –  Sono sempre meno i giorni che separano la Reggina alla sfida con la Paganese.

Inutile affidarsi a giri di parole: serve vincere o l’obiettivo play off rischia di evaporare, considerato che la settimana dopo ci sarà da osservare il turno di riposo e la domenica dopo ancora arriverà il Catania.

Fanno ancora rumore i fischi assordanti che la curva ha scelto di riservare alla squadra dopo il pareggio con il Rende.

Qualcuno li ha definiti ingenerosi, ma è stata una manifestazione di dissenso sacrosanta. Oggi a Reggio Calabria si respira un’entusiasmo che mancava forse da dieci anni.  C’erano 7000 persone per una sfida che non ha sicuramente valore storico e che non vale la vetta della classifica. C’è un presidente ed una società che, pezzo dopo pezzo, sta ricomponendo il cordone ombelicale tra la piazza ed il club, minato da anni di delusioni e stenti.

C’è un solo tassello del mosaico che, ad oggi, si sta rivelando inadeguato al contesto: i risultati sportivi.  Nelle ultime partite sono arrivate una vittoria, tre pareggi ed una sconfitta. Un ruolino di marcia non all’altezza delle ambizioni.

Due mesi di lavoro (uno con il nuovo tecnico) devono essere sufficienti per evitare di essere presi a pallate dal Rende per mezz’ora di gioco ed al momento non lo sono stati. Reggio Calabria è un piazza esigente, ma comprensiva.

Ha sostenuto un manipolo di ragazzini che, fino a gennaio, ha remato tra mille difficoltà.  Non ha mai alzato la voce quando sapeva che non era possibile spingere il muro delle ristrettezze economiche.

Oggi, però, le cose sono diverse. A gennaio sono arrivati nove giocatori, molti dei quali con stipendi al top della categoria.

Nulla gli è stato regalato, perché si tratta di profili che hanno dimostrato di avere qualità e curriculum tali da meritarsi gli accordi, ma è tempo che trovino il modo di esprimere la superiorità rispetto ad una squadra, il Rende, costruita con intelligenza, ma con mezzi economici sensibilmente inferiori.

Nel novero delle responsabilità è giusto che ci finisca anche il tecnico che, al momento, sta proponendo un sistema di gioco che non convince per la difficoltà che si palesa in alcune zone al campo e sta effettuando scelte che portano la squadra a pagare sensibilmente il ritmo degli avversari.

Lasciare, spesso, in panchina gente come Zibert, Salandria (con il Rende non stava bene) o Marino (ripescato proprio contro i biancorossi), unitamente a scelte a gara in corso che non hanno convinto sul piano della gestione delle energie tecniche e fisiche, ad oggi fa storcere il naso.

Così come è abbastanza evidente che, fino a qualche settimana fa, tutto girava per il verso giusto (ma proprio tutto), oggi accade che si sbaglino rigori e si prenda gol al 93′. Ma questo è un dato di fatto che cozza con il fatto che la qualità dell’organico è tale da poter essere più forti degli episodi.

Per giudicare, invece, l’operato del direttore sportivo Taibi occorrerà aspettare fine anno.

Il tempo per raddrizzare la barca inizia a scarseggiare, ma c’è ancora.

Se qualcuno, eventualmente e ad ogni livello, dovesse ritenere le critiche eccessive o le pressioni ingiustificate può anche aprire la porta d’uscita e rinunciare ai lauti compensi garantiti dal nuovo corso societario.

Siccome la maggior parte del gruppo di lavoro è legata da accordi pluriennali, conviene a tutti convertire il malcontento per qualche critica di troppo in energia per invertire la rotta.

Sarebbe il caso di farlo al più presto possibile.