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Reggina: quello che non si sarebbe più voluto sentire…

Questa stagione, per la Reggina, sembrava essere nata sotto la stella giusta. La voglia di approcciarsi al campionato senza un grande budget, ma anche senza timori reverenziali sembra aver portato un minimo di coinvolgimento.

I danni fatto dallo scorso campionato, intesi come mancanza di stimolo a presentarsi allo stadio, avevano cancellato dal botteghino settecento abbonati.

Si voleva fare diversamente, invece si rischia di fare anche peggio.  O almeno questo è quello che si evince da quanto accaduto a Catanzaro.

L’anno scorso, ad esempio, al Ceravolo si è vinto e si parlò di impresa memorabile.  Non esattamente la scelta giusta, di fronte ad almeno due generazioni di tifosi che il Catanzaro, per anni, l’hanno visto da lontano, nel senso dalla A  o la B la vista sulla C2 era piuttosto lontana.

E gli anni ’70, quelli in cui i ruoli erano invertiti, erano ancora più lontani.

Quanti amano la Reggina non avrebbero voluto assistere ad un nuovo campionato in cui qualcuno, a fine partita, avrebbe esclamato: “Non è che con Catania e con Catanzaro che dobbiamo fare i punti”.

Era esattamente quello il punto su cui bisognava lavorare, evitando prestazioni come quelle offerte contro Rende, Catania e Catanzaro.

Per certi versi sarebbe stato meglio perdere 3-0.

Invece si è ritornati a proferire quelle frasi  che suscitano una sudditanza psicologica nei confronti di chi può investire di più che ci si auguravano potessero lasciare spazio ad una squadra sbarazzina, che non teme gli avversari e, nella migliore delle ipotesi, fa un campionato come quello condotto fino al momento dal Rende.

Più di dieci giornate sono passate e, ad oggi, sembra di essere ripiombati nella passata stagione.

I problemi ci sono e nessuno li nega, ma è altrettanto innegabile che questa Reggina può dare di più.