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Reggina: il bicchiere mezzo vuoto di chi gioca per lo 0-0

di Pasquale De Marte – Dieci. E’ il numero delle partite che gli allenatori ritengono sia quello idoneo per giudicare il livello di una squadra.

Dieci sono anche le partite giocate dalla Reggina e, adesso, può davvero essere il momento di iniziare a evidenziare alcuni aspetti.   Non era facile riuscire, in alcuni casi, a rimpiangere lo sfacelo della passata stagione, ma se non si alzeranno i giri del motore c’è davvero il rischio lo si possa fare.

Qualche rumors introno alla società. quattro gare in campo neutro e due papere dei portieri pesano come macigni, ma evidenziare solo le attenuanti è tipico di chi punta verso il basso e, in tutta onestà, la tifoseria amaranto ne ha un po’ piene le scatole di doversi confrontare con chi lotta per non retrocedere in Serie D, pur sapendo che il rischio di doverlo fare in questa stagione non è un’ipotesi fuori dal mondo.

Delle gare disputate  fino a qui disputate ne ha perse cinque, sempre meritatamente o comunque dopo prestazioni sotto tono.   Inesistente a Trapani, impalpabile a Vibo contro il Monopoli ed incapace di fare il solletico alla Virtus Francavilla.   A queste si aggiungono le sconfitte rimediate a Rende e Catania, a tempo quasi scaduto ma dopo aver scelto deliberatamente di  giocare per lo 0-0 con tanto di difensori centrali in più inseriti nei minuti finali.   Una cosa che va bene solo se i risultati arrivano in serie (e non è questo il caso) al punto da potersi turare il naso.

Mai, al momento,  una prestazione convincente fino in fondo, neanche quando si è ottenuta delle tre vittorie contro  Bisceglie, Siracusa o Paganese, dove però c’era da lodare la capacità di stare “dentro la partita” e poco altro.   Gli unici veri segnali positivi erano arrivati dai pareggi contro Juve Stabia e Potenza.

Dopo dieci partite, sono diverse le domande che sorgono spontanee: è mai possibile che una squadra di cui ne hanno parlato un gran bene sia il direttore sportivo che l’allenatore non si possa tirar fuori qualcosa di più?  Se qualcuno si fosse lamentato  forse oggi ci sarebbero meno aspettative e l’infortunio di Maritato può spiegare molto, ma non certo tutto.

L’attuale quadro è intriso di mediocrità e piuttosto inquietante. Ci si trova di fronte ad una squadra che, pur difendendosi col proverbiale “pullman” davanti alla porta, trova sempre il modo di farsi gol da sola.

A Catania la Reggina schierava un centrocampo di buon livello (Stando al curriculum dei calciatori) e aveva fuori Salandria, è mai possibile che tutti siano diventati dei brocchi al punto da non azzeccare neanche un passaggio?

Tulissi e Sandomenico vengono indicati da ogni allenatore avversario come i punti di forza della squadra, eppure mai vengono innescati a dovere, troppo spesso li si vede fare i terzini  e poi accade che gli esterni del Monopoli (Donnarumma e Fabris), sgravati da preoccupazioni difensive, si trasformino in Roberto Carlos e Cafu.

Dall’inizio del campionato ad oggi si è visto ben poco a livello di proposizione offensiva e sembra quasi di assistere alla naturale prosecuzione della seconda parte della scorsa stagione.

Ci si fosse lamentati ad agosto, forse, l’asticella sarebbe stata bassa al punto da poter accettare una realtà da ultima o penultima ruota del carro che Reggio Calabria, giustamente, fatica ad accettare.

Il fatto che, però, qualcosa si sia visto a sprazzi, alimenta i dubbi che si possa fare di più e che qualcosa vada cambiato .  I margini per crescere ci sono, il problema è che le partite passano ed ogni settimana cresce la convinzione che la Reggina dovrà continuare a lottare con  la Paganese ed il Bisceglie di turno.

C’è forse  un problema di atteggiamento e va risolto.