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Reggina: e ora come la mettiamo?

Non è ufficiale, ma poco ci manca.   La Reggina potrebbe far parte di un girone C dove non ci sarà il Catania.

Gli etnei viaggiano a vele spiegate verso un ripescaggio in Serie B che, fino a qualche settimana fa, appariva improbabile per una norma, superata grazie ad un ricorso del Novara.

Gli amaranto  si apprestano a partecipare ad un torneo dove c’è una certezza chiamata Catanzaro.  I giallorossi investiranno tantissimo per andare a caccia di un primo posto, obiettivo non dichiarato solo per scaramanzia dall’ambiziosa proprietà di Floriano Noto.

Poi? Il nulla o quasi.  O meglio tante squadre ridimensionate rispetto agli anni scorsi come Trapani, Matera e Siracusa, qualche neopromossa facoltosa (Potenza e Vibonese) e poco altro.

Poi c’è la Reggina.  La squadra che rappresenta la città più grande del girone, quella con il maggior numero di anni in Serie A e probabilmente quella col potenziale seguito maggiore.

Taibi, per conto dei Praticò, ha allestito una buona squadra.  Una di quelle che se il vento spinge nella direzione giusta può fare molta strada, ma se viceversa dovesse trovarsi nella direzione opposta alle correnti rischia di andare incontro a magre figure..

L’obiettivo minimo, anche in questo caso non dichiarato, è agganciarsi al treno dei play off, ma si può anche fare meglio. Inutile fare voli pindarici o tuffarsi in spese che minerebbero alle casse societarie fino a pregiudicare il futuro.  Meglio fare un passo alla volta, giocare ogni partita alla morte e iniziare a tirare le somme a metà torneo.  Viaggiare a fari spenti ha i suoi vantaggi, ma non ci si illuda che questo allenti le pressioni rispetto ad un fattore pesante come indossare la maglia amaranto.