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Reggina: si prova a patrimonializzare: rischio o opportunità?

Tra le critiche più feroci ricevute dalla Reggina negli ultimi anni c’è stato quello di non riuscire a costruire una squadra in grado di avere dei punti cardine che potessero restare la base per diverse stagioni della squadra.

A ciò si aggiunge la poca capacità di rinnovare contratti a elementi interessanti come De Francesco e Porcino.

In questa stagione  si sta cambiando registro.  Al di là dei calciatori che stanno arrivando in prestito, i più attenti avranno notato come tra i calciatori di proprietà tutti arrivino con accordo pluriennale.

Biennale a Salandria, Navas e Ungaro, addirittura triennale a Ciavattini.  Si parla poi di accordo di due anni con Lorusso e così via.

Una prospettiva che suggerisce ai tifosi il fatto che la società vuole lavorare in maniera futuribile, sfruttando eventualmente l’opportunità di avere buoni giocatori di proprietà per programmare le prossime stagioni o monetizzare vendendo al miglior offerente.

Una scelta saggia che, però, in Serie C è un rischio.   Se le cose, infatti, dovessero andare male, l’anno prossimo si rischierebbe di trovarsi molti giocatori di difficili da piazzare come una zavorra a bilancio.  La prospettiva non esisterebbe solo in caso di retrocessione in D, dato che in quel caso si libererebbero tutti da regolamento.

Ovviamente a questo non ci vuole pensare nulla ,perchè la Reggina vuole guardare in alto.  Offrire un accordo lungo può mettere un calciatore nelle condizioni di avere senso d’appartenenza e la tranquillità di militare in una società che gli riconosce lo stipendio e il cui destino rischia di essere comune al proprio.

La Reggina quest’anno sta provando a patrimonializzare e, rispetto alle ultime stagioni, è una novità.  Ma anche una strategia per risparmiare sulle offerte di ingaggio annuali.