Home / Sport Strillit / PIANETA AMARANTO / Reggina: tre ‘armi’ che Taibi usa per convincere i giocatori

Reggina: tre ‘armi’ che Taibi usa per convincere i giocatori

Nei giorni scorsi si era detto di come l’avvento  di Massimo Taibi a direttore sportivo della Reggina avesse dato una diversa esposizione mediatica alla società.

L’ex portiere è una figura riconoscibile all’interno dell’ambiente calcio ed è sufficiente che lo si veda parlare con un procuratore o presenziare ad un evento affinché sia facile individuare anche dei semplici contatti.

E’ questo il motivo per il quale in questa fase si viene a conoscenza di decine di nomi accostati agli amaranto. D’altra parte Taibi era stato chiaro sul fatto che per prendere venti calciatori potrebbe essere necessari contattarne 100.

Non è ancora finito giugno, ma in attesa dell’insindacabile giudizio del campo, è già il momento di iniziare a tracciare un profilo delle strategie adottate dal direttore sportivo.

Non ha grandi mezzi economici e pertanto deve lavorare molto d’ingegno, conscio di quanto sia fondamentale reperire under di livello per produrre minutaggio e introiti di vitale importanza.

Sa che bisogna lavorare ai fianchi di calciatori e agenti per spronarli a mettere una firma su un contratto.

Ma al momento c’è, diversi procuratori, tra di loro si raccontano di come a Reggio non ci siano soldi, ma possibilità di far bene.

Taibi, quando contata qualcuno, prima di parlare di denaro mette tre “puntini sulle i”.

Il primo è che, per un giocatore di Serie C o per un giovane, molto spesso non di primo livello giocare nella Reggina è l’opportunità della vita garantita da favorevoli congiunzioni astrali. Per cui qualsiasi tentativo di speculazione eccessiva sulle richieste d’ingaggio porta a cestinare il nome, anche per una precisa scelta filosofica.

Il secondo è che, pur non avendo offerte economiche di primo piano, a Reggio si ha la certezza di percepire sempre lo stipendio, rispetto ad altre parti dove si scrive tanto e molto spesso si fatica a riscuotere.

Il terzo è che esistono poche piazze calorose e al tempo stesso poco pressanti come Reggio Calabrai, ideali per giocare a calcio e sentirsi giocatore,  dove basta poco per avere visibilità e incendiare una piazza che oggi ha bisogno di tornare a respirare calcio.