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Reggina: la vera partita non si gioca sul campo

Mancano poco più di venti giorni all’inizio ufficiale della stagione 2018-2019 e, per la Reggina, inizierà un cammino non facile.

Il motivo sta nel fatto che la realtà amaranto rischia di scontrarsi con un certo disinteresse della piazza  che, nel corso del tempo, è andato via via aumentando.

Che a Reggio importi poco della Reggina è una bugia e i quasi quattromila abbonati della Serie D, in un anno dal significato particolare per via di un’identità non ancora definita, lo raccontano solo parzialmente.

La verità è che Reggio Calabria avrebbe bisogni di ritrovare nella propria squadra un veicolo di quel successo che manca in altri campi della socialità.

L’ambizione si scontra però con la realtà ed una società che, invece, deve confrontarsi con le esigenze di bilancio.

Vietato farne una colpa a chi tiene la fila in questo momento, ma è a quella componente che spetta di vincere la partita più difficile.

Quella con una città che, in vista del prossimo campionato, rischia di girarsi dall’altra parte di fronte all’ennesima stagione anonima  in cui c’è poca voglia di continuare a lottare con Paganese e  Andria per evitare la retrocessione in Serie D.

La vera partita non si gioca sul campo.  E, per fortuna, non si intende nulla che abbia a che vedere con problemi di garanzie finanziare per l’iscrizione.

Si intende la capacità di coinvolgere i tifosi, portarne quanti più possibile allo stadio e mantenerli.

Il metodo più semplice (si fa per dire) è quello di allestire una squadra che risieda in maniera stabile nella parte sinistra della classifica, il più in alto possibile.

Poi verrebbe tutto di conseguenza: aumenterebbero gli incassi e magari anche le possibilità di investimento a gennaio e nel giugno successivo.

All’ufficio marketing e a alla direzione sportiva il compito di restituire un po’ della propria identità alla Reggina attraverso il ritorno nelle posizioni minime che le competono  e del pubblico allo stadio.