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Reggina, Savoldi: ‘La società mi ha ascoltato, vado dove mi porta il cuore. Ma solo con i presupposti giusti’

“Da quando il mio nome è stato accostato a quello della Reggina i miei dispositivi sono pieni di notifiche: messaggi di stima e affetto da parte dei tifosi amaranto, richieste confidenziali e/o ufficiose da parte di giornalisti, partecipazione da parte degli amici (sanno quanto mi riempirebbe il cuore di gioia salire di nuovo da quel sottopassaggio), proposte “preventive” di addetti ai lavori e, contatti di persone che non sentivo da una vita…”.

A scriverlo é Gianluca Savoldi sul suo profilo Facebook.

“Premetto – prosegue – quello che già ho avuto modo di dichiarare non molto tempo fa e che è bene precisare meglio . La proprietà ha intrapreso una nuova strada, la stessa che io ,per primo e senza troppi fronzoli, avevo suggerito di intraprendere circa un anno fa. Così facendo ha dato un grande segnale di maturità, oltre che umiltà, aprendosi al confronto soprattutto con chi aveva mosso loro delle critiche, per il bene di questo storico e prestigioso club. Ho incontrato con grande piacere la proprietà e, su richiesta esplicita, ho espresso il mio punto di vista, messo a disposizione tutto il mio know-how oltre che i miei contatti, organizzando incontri con quelle che potevano essere le figure chiave in questo momento di svolta. L’ho fatto a prescindere da un incarico, anche se in quegli incontri “milanesi” fu la dirigenza stessa a prospettarmi un percorso con un ruolo da definire, ovviamente in area tecnica.

Sono partito da Reggio, anzi scappato il giorno dopo la festa della salvezza in serie A, il 3 giugno del 2003, con le lacrime agli occhi e la consapevolezza del mio destino, già deciso da altri. Non sono nemmeno tornato personalmente per il trasloco e anche la mia Smart mi raggiunse qualche tempo dopo guidata da un amico. Non amo gli addii e quello era un addio troppo, troppo difficile per me. Ho sempre sperato di tornare un giorno e l’ho sognato. L’ho sognato tante ma tante volte. Ma non ho mai chiesto niente a nessuno. Non ho mai alzato il telefono una volta per chiamare Lillo Foti o Gabriele Martino, non l’ho mai buttata lì, nemmeno per scherzo. Sono sempre stato un orgoglioso del cavolo. Ho sempre pensato che prima o poi sarebbe arrivato quel giorno e mi sono limitato a sognarlo. Zitto, muto.
Ho aspettato fino ad oggi e posso aspettare ancora, e ancora e ancora. Gli uomini passano ma la Reggina resta.

Ho intrapreso un percorso personale lungo il quale sarà possibile camminare ancora insieme. Per camminare insieme bisognerà condividere la meta, i mezzi, i tempi. Senza questi presupposti non si va da nessuna parte. Senza questi presupposti non andrei da nessuna parte, a maggior ragione dove mi porta il cuore.

“Se quanto hai già trovato è fatto di materia pura, non potrà mai marcire. E tu, un giorno potrai tornare. Se è stato soltanto un attimo di luce, come l’esplosione di una stella, allora non troverai più nulla quando ritornerai, ma avrai visto un’esplosione di luce. E anche solo per questo ne sarà valsa la pena.”

[nell’immagine, il momento della mia presentazione in maglia amaranto, luglio 2001]