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Reggina: in attesa del futuro, i rimpianti sono una virtù o un limite?

di Pasquale De Marte – La Reggina manda in archivio la stagione 2017-2018.  Una stagione dove, senza mai stancarsi di dirlo, sono stati centrati tutti gli obiettivi, tranne quelli che derivano da cattive gestioni (inutile ormai accertare le responsabilità) delle stagioni precedenti: leggasi mancati rinnovi o cessioni di De Francesco e Porcino.

La Reggina quest’anno, piaccia o no, non ha mancato nessun traguardo: economico e sportivo.    Si può fare meglio e si può essere più ambiziosi, il nome di Reggio Calabria lo richiede  e già dall’anno prossimo si sarà più esigenti.

E’ stata una stagione, però,  che ha regalato pagine persino censurabili e dove non sono mancati attacchi gratuiti e personali nei confronti di Agenore Maurizi. Avrà i suo limiti:  caratteriali e tecnici, ma il volto che ha mostrato è stato sempre signorile.   Con tanti saluti a quella conferenza stampa di Ischia  che fece il giro del mondo.

Il clima quasi d’odio che lo ha accompagno, da un certo punto in avanti della stagione, non è stato riservato neanche ai tanti tecnici che a Reggio negli ultimi dieci anni hanno fallito.  Lui, invece, ha fatto quello che gli era stato chiesto.  Sarà poco in senso generale, ma nulla di più Maurizi doveva.

Sarebbe bastato davvero poco per raggiungere i play off: esattamente cinque punti (la Sicula Leonzio a +4, è in vantaggio negli scontri diretti).  Sarebbe bastato fare di più in casa dove sono arrivate sette sconfitte, molte delle quali più che evitabili.

Attenzione, però, a quest’affermazione. Si, perchè il solo pensiero di chiunque che una squadra, con un po’ di fortuna o maggiore cattiveria , avrebbe potuto ottenere qualcosa in più è l’esatto istante in cui viene sottoscritta una certificazione oggettiva dei propri limiti.  Lo è per  un Napoli che, in Serie A, si rammarica per qualche punto perso e che vale lo scudetto alla Juventus.   Lo è per bianconeri che lamentano l’eliminazione dalla Champions per un rigore al 93′.

 

E se  ci si accorge di quante volte, invece, gli episodi sono andati a favore si capisce che forse i rimpianti, in linea generale, sono limiti.  Quello di non essere mai riusciti a fare il salto di qualità, ammesso che una squadra fatta per salvarsi ce lo avesse nelle corde.    Il doppio turno casalingo contro Fondi e Virtus Francavilla con tutte le componenti inadeguate a fare più di uno scialbo doppio 0-0 ne è stata la prova lampante.

Un pensiero che, ad esempio, riguarda anche la Reggina della stagione 2016-2017 arrivata a due lunghezze dai play off, ma salvatasi per un’incredibile escalation di vittorie nei tre scontri diretti di fine stagione.

Anche in quel caso i rimpianti erano una certificazione dei limiti, perché la classifica dice spesso e volentieri la   verità.  E tra gli obiettivi della prossima stagione potrebbe esserci quello avere meno rimpianti possibili, oltre a quelli di condurre una stagione che passi meno inosservata per la città.  In senso positivo s’intende.