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Reggina: giugno 2018, lasciarsi sarà meglio che non essersi mai incontrati?

di Pasquale De Marte – Poco meno di una settimana  alla fine del campionato.  Due mesi alla fine della stagione calcistica e dell’esaurimento dei contratti a scadenza 2018.  Quello di Agenore Maurizi, in realtà, scade nel 2019.

Gli accordi, quelli scritti, sono però fatti per essere stracciati.  Il destino di quello tra la Reggina e l’allenatore di Colleferro sembra davvero essere quello.

Una liberazione per qualcuno, una iattura per altri.  Nelle valutazioni, spesso e volentieri, paga l’equilibrio.

E per riassumere il  capitolo della vita che ha accomunato la Reggina e Maurizi si può tranquillamente scomodare De Andrè e sottolineare che “lasciarsi sarà meglio di non essersi mai incontrati”.

Lo dicono i fatti: un curriculum zoppicante (anche per motivi che esulano dalle qualità e c’è da sottolinearlo) è stato sanato e pronto a nuove avventure in ambienti destinati ad essere più clementi di quanto non si candidi ad essere Reggio Calabria nella prossima stagione.  Una società che, spendendo abbondantemente meno dell’anno scorso, ottiene lo stesso obiettivo, si permette una plusvalenza (Bianchimano) e getta le basi per un’altra (Marino).  Meglio finire qui, per tutti.

Agenore dal calcio a 5  non è stato il miglior allenatore che la squadra amaranto potesse avere e neanche il peggiore.   Agenore dal calcio a 5 ha subito giudizi caratterizzati da fin troppo livore, cattiveria e pregiudizio.  Agenore dal calcio a 5, in alcune occasioni, ci ha messo del suo.  E non per il suo venire dal calcio a 5, quello al massimo è un pregio.

C’è una verità che viene raccontata dai numeri ed è quella che sta trovando su spazio su diverse pagine nazionali (a proposito: perchè menzionarle nell’intervista dopo partita?) e, tra le ristrette pareti di Reggio Calabria, se ne conoscono anche altre.    In fondo il calcio non è matematica e, almeno  sul campo, non è neanche un’azienda.  Paragonare un allenatore a un impiegato che timbra il cartellino e raggiunge l’obiettivo del trimestre aziendale è quasi offensivo per chi soffre di “calciofilia”.

Ci sono tanti passaggi intermedi da mettere nel calderone delle valutazioni di una stagione in cui il destino è stato fin troppo benevolo.  Per dieci partite si è visto calcio, poi poco altro.

Una rivoluzione di spogliatoio in cui, a quanto pare, la squadra avrebbe chiesto la “testa dell’allenatore” prima di Natale, l’allontanamento degli uomini cardine Porcino e De Francesco a testimoniare una non eccellente gestione del gruppo, con tanto di dichiarazioni  tese a gettare benzina sul fuoco.

Poi è andata in scena una squadra completamente cambiata  dal mercato di gennaio (che Maurizi sentiva più “sua”) e la scelta di adeguarsi al non gioco della Serie C: tutti dietro e “vediamo quel che succede” per qualche giornata, con tante occasioni perse in casa.

Oltre quattrocentomila euro di premi valorizzazione per il minutaggio dei giovani, ma anche un portiere del ’98 che fa i punti di un centravanti come nella doppia vittoria sul Catanzaro  (solo per citarne due)  e para un rigore all’andata e uno al ritorno negli scontri diretti decisivi con la Paganese.

Una salvezza ottenuta con due giornate d’anticipo in un campionato partito con una squadra in meno, un’altra scomparsa per strada (l’Akragas) e altre due che hanno fatto di tutto per accodarsi (Paganese, per l’appunto, e Fondi).

In fondo Agenore Maurizi ha fatto il suo.   E’ stato uno che non meritava cori contro e neanche a favore.  Un buon lavoro considerando il punto iniziale e finale, ma con tanti aspetti in mezzo che non hanno convinto.

In fondo “lasciarsi” sarà  probabilmente “meglio che non essersi mai incontrati”.    E chissà che  la prossima avventura di Maurizi e il nuovo allenatore  della Reggina non possano essere migliori (o peggiori).