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Reggina: è normale tutto quello che è successo? Poli e Giacchetta non erano fenomeni…

di Pasquale De Marte – La Reggina manda in archivio uno dei calciomercati invernali più incredibili che la storia ricordi.   Non era mai capitato, infatti, che la squadra di punto in bianco e a campionato in corso si presentasse alla fine della sessione di riparazione con quasi mezza rosa cambiata.

Qualcosa del genere, forse, si era vista soltanto nella stagione 2014-2015, quando sull’orlo del baratro societario si provò a mischiare la carte con l’arrivo di qualche mostro sacro mischiato a giocatori di categoria per raggiungere quella clamorosa salvezza firmata Insigne e Balistreri ai play out contro il Messina.

Le condizioni, stavolta, erano totalmente diverse.  C’era una squadra che risultava perfettamente in linea o anche oltre gli obiettivi stagionali, ma che gli stracci fossero volati all’interno dello spogliatoio e che sarebbe stata rivoluzione era già stato  annunciato (leggi qui).

Dunque la risposta è ‘No, non è normale che la Reggina cambi mezza squadra a gennaio. Magari qualche altra squadra si, di quelle che hanno poco a che spartire con la storia amaranto.

Una di quelle con le maglie indossate da calciatori che, negli ultimi tempi, sono arrivati e/o andati via da Reggio. Senza offesa per nessuno.

Attenzione: sembrano essere arrivati anche calciatori importanti in rapporto al traguardo da raggiungere (la salvezza!) e al netto della mancanza di un po’ di qualità in mezzo campo c’è la sensazione di una squadra che, nel complesso, adesso abbia l’esperienza e persino la fisicità che mancava.

In attesa del giudizio del campo si ha idea del fatto che non si sia operato male, con le uniche preoccupazioni che riguardano l’aver preso qualche calciatore che giocato troppo poco negli ultimi mesi.

L’assortimento della rosa, ad oggi, non pare, però,  ottimale dato che c’è grande affollamento in alcune posizioni e penuria in altre.  A proposito: come sarà  gestito adesso Mezavilla?  A breve sapremo la risposta.

Non è accettabile, però, che la Reggina continui a essere rivoluzionata ogni sei mesi o un anno.

E’ inutile sottolineare che la necessità di fare quasi tabula rasa è nata da errori di valutazione di persone e calciatori fatti in estate.

La stagione in corso ha dato tuttavia tempo e modo di rimediare ad una società con dirigenti giovani che ha il diritto di sbagliare, ma farebbe bene a non perseverare.

Ed in tal senso  la gestione di Bianchimano (venduto a buon prezzo) prima che arrivasse a un anno dalla scadenza riferisce che si è già tratto esperienza dagli sbagli su De Francesco e Porcino.

Adesso ci sono da fare quindici punti che valgono la salvezza e programmare il futuro. 

Anchese le risorse sono limitate e il confine con il tracollo economico resta sempre ad un passo se non si lavora con il bilancino,  occorre però che la Reggina sia gestita come tale.

Sacrosanta la politica finalizzata alla valorizzazione dei giovani. Questo sarebbe il momento in cui andrebbero individuati dei calciatori che, da ora in avanti,  dovrebbero rappresentare le fondamenta della squadra su cui poggiare la progettualità,

Poco importa che siano fenomeni o mestieranti della categoria, l’importante è che siano persone in cui la tifoseria trovi una traccia riconoscibile nella squadra anno dopo anno.

E’ bastato il ritorno di Castiglia perchè, anche se in maniera quasi impercettibile, si sia mosso qualcosa.

La Reggina, anche senza risorse, non è una squadretta di “Serie C2”.   I suoi successi li ha costruiti su uomini come Simone Giacchetta e Maurizio Poli, basta guardare le loro carriere per capire chi fossero quando sono arrivati.

Non erano fenomeni e neanche santi, ma c’è da metterci la mano sul fuoco che loro la Reggina l’hanno sempre posta al primo posto.

Il calcio è cambiato certo, non la passione della gente.

Occorrono i risultati per chi gestisce, occorre anche sapere riconoscere calciatori e gli uomini che ci sono dietro.

E’ una Reggina ancora giovane cquesta, ma già quest’estate avrà sei mesi in più e ci aspetta che si commettano meno errori.

Dare fiducia è quasi un obbligo.

Per arrivare a Pirlo e si è passati da Poli e Giacchetta e provate a chiedere ai tifosi a chi sono più legati.