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Reggina: il ritorno dei ‘dissidenti’ e il duplice rischio che c’è

La Reggina, in alcuni casi, sembra che viva in costante duello con il suo passato.  Uno scontro fra matricole suggerirebbe qualcuno.

In realtà iniziano a tornare di moda alcune pratiche che vengono demonizzate, ma che sullo Stretto esistono da tempo.

Situazioni che nel calcio possono starci e che giustamente accomunano diverse società: Reggina 1 e Reggina 2 comprese, intese come quella di Lillo Foti e quella di Mimmo Praticò.

I più attenti ricorderanno quando si potevano ancora mettere i giocatori fuori rosa ed erano diversi quelli che finivano ad allenarsi al campo numero 4: Bogdani, Veron, Rastelli per non parlare di Bonazzoli e Tedesco.  Si perde quasi il conto.

Li abbiamo chiamati a lungo ‘dissidenti’, sebbene non fosse quello il termine per etimologia più appropriato.

In alcuni casi una mediazione portò al recupero del rapporto e ai diciotto gol di Bonazzoli nell’anno di Atzori, sebbene in quel caso fu decisivo un passo indietro del bomber sull’ingaggio.

La Reggina oggi ha ancora in organico De Francesco, Porcino e Di Filippo che sono dichiaratamente fuori dal progetto.  Mezavilla, poi, non è molto lontano dalla loro posizione. A loro se potrebbero aggiungere altri.

Ci sono esattamente meno di quindici giorni per piazzarli e il rischio, con il tempo che stringe,  è duplice: tenere sul groppone contratti di calciatori fuori dalle scelte e ritrovarsi ad avere un’invocazione a furor di popolo qualora le cose non andassero bene, soprattutto nel caso di capitano e vice capitano.  A quel punto la posizione della società diverrebbe scomoda.

Si attende il momento in cui sarà stilato l’elenco dei convocati per la gara con la Paganese, anche perchè sarebbe curioso credere che possano andare in campo con l’attuale clima che si è instaurato.