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Reggina, dimenticare non è facile

di Pasquale De Marte –  La Reggina vince a Catanzaro e lo fa da squadra vera.  Difficile trovare nei nella prestazione amaranto, perchè dopo tanto tempo si è rivista una squadra che ha lottato su ogni pallone, ha affrontato gli avversari a muso duro  ha portato a casa l’intera posta in palio. Con bravura e fortuna.

Un derby vinto è un derby vinto. Anche se non è certo il più sentito e il Ceravolo non veniva espugnato da quasi trent’anni (va sottolineato che ci si è anche andati poco, date le parabole differenti delle due gloriose società negli ultimi sei lustri).

Una gioia che ha reso più digeribile il cenone di Capodanno e messo la squadra nelle condizioni di guadagnare qualche punto non solo in classifica, ma anche agli occhi dei tifosi.  Non però di fronte a quelli dei più attenti ed esigenti.

Quelli, per intendersi,  che non si indignano se un errore grossolano che  per poco non costa il pareggio, ma che lo fanno quando si ricordano che, da due mesi a questa parte, non si è mai vista la squadra che ad inizio stagione faceva strabuzzare gli occhi per il modo in cui riusciva a far girare il pallone, trovare soluzioni offensive e per come non palesasse alcun tipo di timore reverenziale nei confronti degli avversari o delle contingenze.

 

E i risultati, proprio come a Catanzaro, con un po’ di buona sorte arrivavano.

In barba alla giovane età, alla poca esperienza e al basso budget. Dati che, nel momento negativo, iniziavano a diventare alibi.  Attenuanti che fanno poca presa, perchè nessuna critica farà male come il settore ospiti di Catanzaro.

Solo una venti encomiabili tifosi a seguire una squadra che aveva azzerato i propri crediti al cospetto di  una tifoseria che, invece, non aveva mai mollato, nonostante i noti problemi del tifo organizzato che hanno reso il Granillo tristemente silenzioso in questa stagione.

Cosa è accaduto in quei due mesi?  Di spifferi, di dubbi, di sospetti ne sono venuti fuori a iosa.

Sfoghi a fine partita, contratti rinnovati in tempi poco opportuni o non convenzionali,  contratti in scadenza, ritiri punitivi oggetto di mediazione.

E quando i segnali sono così tanti é difficile pensare che la verità raccontata sia solo una ricostruzione artificiosa e distante dalla realtà.

Quel freno a mano tirato degli ultimi sessanta giorni (inconscio si intende, altrimenti sarebbe meglio che tutti, dai protagonisti, ai giornalisti ed ai semplici tifosi,  si dedicassero ad altro) oggi è ancora difficile da mandar giù.

La pausa (si torna in campo il 21 gennaio) dovrà servire a lavorare affinché questo possa non accadere più.

Il metodo dovrà stabilirlo la società. Il tempo, invece, dirà se sarà stato quello giusto.

Per il momento dimenticare é ancora difficile.