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Derby di rinconciliazione: la Reggina vince con orgoglio a Catanzaro

di Pasquale De Marte – La Reggina vince a Catanzaro e piazza il quarto successo consecutivo nel “classico” di Calabria.  D’accordo non sarà il derby con il Messina, ma la sfida valeva tanto dopo due mesi difficili ed una settimana di polemiche feroci.

L’esultanza sotto il settore dei tifosi amaranto con i calciatori che si battono il petto dopo il gol di Bianchimano rappresenta l’immagine da cui ripartire, sebbene continueranno a esistere domande su cosa sia davvero accaduto negli ultimi tempi. Prestazioni di questo tipo sembravano davvero lontane mille miglia, sebbene se ne fossero viste diverse in avvio di stagione,.

Abnegazione, voglia di lottare e unità d’intenti: le parole chiave di un”affermazione giunta dopo una prova non perfetta tecnicamente e tatticamente, ma assai apprezzabile sotto altri punto di vista.

Di prove d’orgoglio come queste se ne sentiva il bisogno, perchè è solo che in questi casi, come avvenuto a Catanzaro, un po’ di buona sorte e di episodi favorevoli ti vengono in soccorso.

Poca cosa, invece, quanto espresso dal Catanzaro, una squadra fatta di grandi calciatori che contro un avversario molto più in difficoltà avrebbe dovuto offrire qualcosa in più sotto ogni aspettto

I fischi del Ceravolo la dicono lunga su quanto sia stata insufficiente la prestazione degli uomini di Dionigi.

Reggina: sorpresa nel primo tempo di Catanzaro

La Reggina si presenta al Ceravolo con soli venti (eroici) tifosi al seguito. E questo non è che il segnale che a Reggio Calabria qualcosa non funziona, la piazza ha smesso di credere in questo gruppo e che forse gli amaranto a Catanzaro ci arrivano quasi da vittima sacrificale.

Il Catanzaro, invece, ha sogni di un buon piazzamento play off, ampiamente alla portata dell’ottimo organico a disposizione del grande ex Davide Dionigi.

I giallorossi lasciano Icardi e Maita in panchina, ma possono comunque vantare un undici di spessore assoluto La coppia d’attacco Letizia-Falcone ne è l’esempio tangibile.

La Reggina di Maurizi, invece, al consueto 4-3-1-2 preferisce un 5-3-2 già visto in altre occasioni. La scelta che fa rumore è l’assenza di Mezavilla,da tempo protagonista di prestazioni sotto tono ma mai messo in discussione fino al momento.

Il campo pesante, l’altissima posta in palio ed anche l’agonismo rendono la sfida intensa, ma davvero poco emozionante.

Le azioni da gioco interessanti latitano e di occasioni da rete se ne vedono ancor meno. Quelle che si vedono nascono ad giocate estemporanee o da piccoli svarioni.

La nota saliente dei primi quarantacinque minuti è una Reggina che da squadra in disarmo sembra diventare una squadra che si difende con ordine e che non rischia neanche tanto quanto avversari più quotati di quanto non fossero Sicula Leonzio o Rende.

Al termine della prima frazione si conta un’occasione vera per parte: da un lato al 14′ Letizia aggira Cucchietti  e serve Benedetti, ma la sua conclusione a porta sguarnita viene neutralizzata dalla difesa amaranto.

Sul finire del primo tempo, invece, un’incursione di Porcino innesca una chiusura non perfetta della retroguardia giallorossa, la sfera arriva a Sparacello che da buona posizione chiude troppo il destro sul primo palo.

Reggina avanti,

La Reggina sembra quasi trarre fiducia da un primo tempo giocato con grande e quasi smarrita solidità e al 52′ passa: angolo di Marino, Solerio va a vuoto in rovesciata e la sfera giunge a Bianchimano che fa secco Nordi. Bella l’esultanza sotto il settore ospiti.

Il Catanzaro sembra al tappeto, poi la Reggina prova quasi a farsi da gol da sola in maniera ingenua.

A cinque minuti dal termine Pasqualoni è fuori da più minuti (buttare la palla fuori e magari preparare un cambio prima?), ma gli amaranto restano in dieci e subiscono un attacco giallorosso: proprio da quel lato che porta Anatasi al colpo di testa che finisce sul palo, poi Zanini a botta sicura trova la grande opposizione di Laezza ed infine Cucchietti chiude lo specchio a Onescu.

A tempo scaduto, invece, Tulissi da metà campo si avventura in un azzardatissimo retropassaggio che lancia Cunzi (quasi disinteressato alla manovra), sull’attaccante è ancora superlativo il portiere amaranto che poi ripete su Falcone con una parata da gigante.

Con un po’ di fortuna il derby è amaranto.