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Reggina: ecco come si rade al suolo un club

di Giusva Branca – In “Fuori orario” – di un superbo Martin Scorsese – il protagonista si ritrova catapultato in un vero e proprio incubo che pare senza fine, in una notte priva di alba. Ma sarà proprio il sorgere del sole a mettere fine ad una serie di situazioni tra il tragico e il surreale.

Bene, quanto sta accadendo alla Reggina somiglia maledettamente alla pellicola di Scorsese, ma, a differenza del film, qua l’alba non si vede.

La crisi nera nella quale è piombata la squadra di Maurizi (un punto in sette partite) è solo la ovvia e naturale conseguenza di un vero e proprio scempio societario posto in essere con pervicacia e perseveranza fin dallo scorso mese di Giugno.

Un enorme vuoto societario – volutamente non coperto dalla proprietà – ha messo nelle mani dei calciatori un potere infinito, assurdo, folle.

Basile, abbandonato a se stesso dalla proprietà, si arrampica sugli specchi in conferenza stampa, Maurizi non riesce a mettere fuori squadra Mezavilla che è semplicemente scandaloso partita dopo partita, Di Livio si permette di mandare a quel paese (sia pure in risposta) il pubblico che paga per andare a vedere le prestazioni indegne che la squadra propone, Porcino e De Francesco pare facciano di tutto per collezionare ammonizioni, Bianchimano ha messo su una supponenza pari alla sua stazza e, nel complesso, tutti in campo passeggiano.

E passeggiano da un bel po’ di tempo.

Ma il gioco del ‘va tutto bene, madama la marchesa’ prosegue uguale a sé stesso.

Eppure la società (rectius, la famiglia Praticò) è completamente commissariata; non riesce a fare una scelta che sia una in autonomia (e forse forse non è manco un male, vista la portata apocalittica di quelle fatte), la squadra si permette prima di disertare il ritiro, che la società, da parte sua, non poteva imporre sotto feste per regolamento (e la notizia, clamorosa, viene commentata su facebook dal capitano con un eloquente like…) e poi, durante una notte dai lunghi coltelli, nella quale sono volate parole grosse, prima di accettare il ritiro, la squadra trova spazio per ribadire – qualora a qualcuno fosse sfuggito – che ‘qua facciamo quello che vogliamo noi’…

Ma và, non si era capito…e la società dov’è?

Già, quale società verrebbe da chiedersi; probabilmente quella impegnata disperatamente a chiedere anticipazioni finanziarie (alla Lega, da restituire entro 90 giorni a valle di cessioni di mercato, allo sponsor tecnico e Dio solo sa a quanti altri…) oppure quella che da quasi un anno ha scelto di individuare nei tifosi e nella stampa il nemico…

Per molto molto meno in passato abbiamo visto signori calciatori (e non comparse ancora col sapore del latte in bocca) finire fuori rosa e allenarsi al campo 4 all’alba, perché fosse chiaro che la società – e quindi l’interesse supremo della maglia – contava più di ogni cosa.

E’ facile oggi chiamarli ‘mercenari’, ma i calciatori – in linea di massima – rispondono tutti alle medesime logiche, i calciatori “sentono” l’aria prima di tutti, cavalcano gli alibi come pochi e sono i campioni del mondo a fare i loro comodi.

La verità è che non bastano passione e qualche soldo per improvvisarsi dirigenti di una società professionistica e, quindi, per gestire, governare, mandare i segnali giusti e nei modi corretti alla truppa.

E infatti, fateci caso, tutte le squadre composte da grandi uomini che hanno vestito la casacca amaranto sono state protagoniste comunque sempre in presenza di una società, forte, strutturata e organizzata.

La Reggina dei Praticò in tre anni non ha strutturato nulla, non ha coinvolto nessuno, ha predicato l’esclusione piuttosto che la inclusione, all’interno e anche all’esterno del club, anzi dei pochi pezzi in partenza ne ha persi altri per strada e a quelli che ha tenuto (come ruoli) ha sacrificato la continuità (vedasi team manager, segretario generale, direttore sportivo, allenatore) e questi sono i risultati: squadra in caduta libera, Granillo desertificato e desolato, situazione economica borderline, gestione dello spogliatoio fuori controllo, affezione verso la squadra ai minimi storici e, soprattutto, futuro che si presenta come un lungo tunnel buio sprangato in fondo.

Per il resto mi pare che vada tutto bene…buon Natale.