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Reggina: pressappochismo e un uomo solo al comando, lo sfascio è servito

 di Giusva Branca – Il calcio non sarà una scienza esatta, ma l’organizzazione di una società sportiva per larghissimi fronti lo è. E spesso, troppo spesso, gli appassionati dimenticano che con precisione matematica tutti i guai, i buchi, le magagne generati dietro le scrivanie si trasferiscono sul campo.

La crisi infinita nella quale si è attorcigliata la Reggina (due punti in sei partite) trova certamente risposte (negative) sul campo, ma la genesi la si può ricercare molto lontano.

E’ facile – oltre che scontato – cercare nella conduzione tecnica (che avrà anche le sue colpe) le responsabilità di una squadra che non gioca più, che è la sbiadita controfigura di quella ammirata, ma questa è anche un’analisi clamorosamente incompleta.

Un gruppo di giovanissimi ragazzi di serie C (alcuni dei quali hanno già la testa alle categorie superiori) ha la necessità di restare sempre “sul pezzo”, concentrato, con la mente lontana dalle mille problematiche extratecniche che poi essi sono bravissimi a trasformare in alibi tali da giustificare a mezza lingua un approccio completamente inadeguato.

Affinchè una squadra tiri fuori dal proprio bagaglio qualcosa in più di quello che possiede è necessario che la struttura intera lavori per questo e crei un muro, blindato, all’interno del quale si consumino momenti di crescita e di smarrimento, scommesse con se stessi e patti segreti.

Diciamolo chiaramente: la parte che va in campo è di gran lunga la migliore in casa amaranto e con essa anche la parte dell’area tecnica, ma pur sempre di area tecnica si parla. Non è stato spiegato come sia possibile solo pensare che una società che si chiami Reggina possa fare a meno di figure come un amministratore delegato che sia persona di fiducia della proprietà ma non sia la proprietà, un direttore generale (che sia figura diversa dal coordinatore dell’area tecnica e che ne supporti il compito) che gestisca malumori e “alzate di cresta” in accordo col coordinatore dell’area tecnica, quasi dall’esterno, attraverso il “gioco dei compari”, un professionista responsabile delle scelte di fondo di comunicazione (comprese, anzi in primis quelle del presidente) che supporti l’addetto stampa lasciato da solo come una barchetta in mezzo alla tempesta, un team manager che da sempre riveste il ruolo più delicato in una squadra e, dulcis in fundo, di una rete di collaboratori vari che “supportino”, “controllino”, “consiglino” i numerosi ragazzotti che vanno in campo la domenica ma che per tutta la settimana rischiano di essere sballottati dalle circostanze.

E’ ben chiaro che ci ritroviamo, oggi più che mai con la famiglia Praticò da sola alla guida (le misere sottoscrizioni di aumento del capitale sociale da parte dei soci di minoranza portano i Praticò a detenere una quota sociale ormai vicina al 100%) e senza figure professionali e professioniste che in mezzo possano tutelare equilibri, dinamiche e scelte di comunicazione (interna ed esterna) e soprattutto, rimediare alla loro evidentissima inesperienza gestionale di una società professionistica.

Ad oggi non esistono le figure autorevoli che possano mediare con la squadra (garantendo per, appunto, autorevolezza ed esperienza) rispetto all’atteggiamento di molti dei calciatori da un lato risentiti col club per via di impegni non rispettati e, da ultimo, delle esternazioni (in tribuna prima che ai microfoni) del Presidente a Siracusa e dall’altro non più in piena sintonia col tecnico.

Anche la storia del rinnovo del contratto a Maurizi assume contorni tra il grottesco e il dilettantismo più spinto: non è un problema di merito, se il club ha fiducia nel tecnico bene ha fatto a prolungare il contratto, ma si sarebbe contemporaneamente reso necessario identico trattamento nei confronti del coordinatore dell’area tecnica, Basile, che ora si ritrova spiazzato perché ha il contratto di un suo referente (Maurizi) più lungo nel tempo del suo, la qual cosa gli leva forza anche nei confronti della squadra, oltre che essere ingiusta e sgarbata nei confronti dello stesso Basile.

Si poteva certamente procedere al rinnovo – se la società (rectius il Pratico’s club) si fosse determinata in tal senso – per dare al tecnico maggiore tranquillità, ma procrastinarne l’annuncio a tempi migliori, a situazione più tranquilla e, soprattutto, dopo aver fatto analoga cosa con Basile.

Al netto degli errori sesquipedali ormai commessi, comunque, oggi ci si trova di fronte a una squadra che ha smarrito identità e trance agonistica, con alcuni calciatori ormai distratti e spariti dai radar (De Francesco e Porcino), per come facilissimamente ipotizzato fin dallo scorso mese di giugno, con altri, molto giovani, che si permettono atteggiamenti presuntosi da campioni consumati, sia dentro che fuori il campo (leggi sufficienza sul terreno e continue confidenze aventi ad oggetto la voglia di lasciare Reggio affidate qua è là in giro per una città piccola e, dove, quindi, la gente mormora).

A questo vanno aggiunte le normali conseguenze del nervosismo generato dalla situazione stessa e la paura che comincia ad attanagliare chi va in campo ogni domenica, mentre, giorno per giorno, il club è letteralmente un colabrodo e all’esterno filtra di tutto: dagli scazzi tra compagni ai malumori verso il tecnico, dalle litigate (quasi alle mani) in assemblea di soci alle cene più o meno carbonare.

Per il resto mi pare che vada tutto bene…