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Reggina, Maurizi: ‘Fosse per me starei a Reggio a lungo. Solidale con Praticò’

di Michele Favano – Un uomo di campo, con la puntualità di sempre, si presenta all’appuntamento ovviamente in tuta. Mister Maurizi ci ha concesso due delle quattordici ore che quotidianamente dedica alla Reggina. Prima di iniziare ci chiede di accompagnarlo al campo uno, nel percorso un’occhiata agli allenamenti del settore giovanile, diverse strette di mano, qualche selfie e ritorno in sede. Parla tanto di calcio, è materia che conosce bene, la chiacchierata, lunga, ma assolutamente piacevole in realtà parte ancor prima di accomodarci.

Mister, in quelle che sono le argomentazioni pre e post gara, usa un linguaggio molto tecnico e direi anche innovativo. Mi vengono in mente il gioco di comando, la superiorità posizionale, le sovrastrutture mentali, il calcio fatto di principi e non di sistemi…

“Credo che tutto stia alla base della nostra scuola allenatori. Ci vuole un linguaggio comune nel quale tutti ci si deve identificare. Quindi anche una terminologia appropriata ai concetti che si vogliono esprimere e poi applicare. Il riferimento al gioco di comando è termine teorico poi seguito in pratica negli allenamenti e le partite in cui la squadra nelle due fasi di gioco deve avere le idee chiare su quello che si vuole, possesso palla quando la necessità lo richiede, così per le verticalizzazioni, ampiezza del campo e tutto il resto. In quella di non possesso una pressione costante sui portatori di palla avversari”.

Come ama dire spesso lei, ci sono i dati di fatto e le opinioni, il suo curriculum non esaltante è un dato di fatto.

“Giustissimo. Ma su ogni esonero ci sarebbero da analizzare i perché, trasformando i dati di fatto in opinioni. Io ho le mie verità, altri se ne creano probabilmente diverse e contrarie. Tutte le situazioni, compresi i miei esoneri, andrebbero analizzate per capirne meglio le motivazioni reali”.

Si infastidisce quando qualcuno sotto forma di critica, la ritiene solo un allenatore di calcio a 5?

“La mia filosofia di vita non prevede l’ascolto di opinioni distorte. A me piace molto confrontarmi con tutte le persone di questo mondo, ma son ben distinguere un giudizio artefatto da una critica costruttiva. Posso citare allenatori di altissimo livello, per esempio Guardiola, che dal calcio a 5 come concetti hanno preso molto. Inizialmente io ero fortemente condizionato da questo aspetto, una volta acquisita una certa sicurezza devo dire che l’ho fatto anche io. Se pensano di offendermi fanno l’esatto contrario”.

Quante ore dedica alla Reggina ogni giorno?

“Dalle dodici alle quattordici ore al giorno. Riunione con lo staff la mattina, allenamenti a seguire, video il pomeriggio, poi in base ai dati che si ricavano si imposta la programmazione per l’allenamento successivo. Abbiamo inserito la figura del match analyst, figura fondamentale che snellisce parecchio il lavoro video. Sono tutte analisi che mi tornano utili nel corso degli allenamenti e per la preparazione della tattica di principio per le partite”.

Solo conoscenze tecniche e tattiche per essere un allenatore preparato non bastano più…

“Oggi per allenare bene, intanto è importantissimo avere una società forte alle spalle. Una direzione sportiva competente, uno staff di lavoro di ottimo livello tecnico, tattico, fisico e psicologico e di conseguenza le competenze dell’allenatore in tutte queste aree. Per ultimo e cosa di non poco conto, gli strumenti di ottima qualità rappresentati dai calciatori”.

Perché 4-3-1-2?

“La scelta del modulo tattico rappresenta il modo per far emergere i miei principi. Genericamente si tende a giocare con una punta e due esterni d’attacco, a me piacciono le due punte ed il trequartista alle spalle”.

La società ha dichiarato che l’obiettivo è quello della salvezza. Ci si può aspettare dell’altro?

“Nel corso delle esperienze maturate, ho imparato a prendere quello che arriva che solitamente corrisponde a quanto viene seminato. Quindi i tredici punti conquistati oggi dalla Reggina, sono quelli che probabilmente meritiamo di avere. Il calcio è situazionale, se la palla va dentro o fuori si cambiano opinioni e decisioni, non per quello che mi riguarda, tendo a basarmi solo sul lavoro che faccio che, purtroppo non sempre si traduce in situazioni favorevoli di gioco. Come ogni cosa della vita, quando uno si sveglia la mattina deve essere realista, ma allo stesso tempo non deve mai smettere di sognare e soprattutto credere nel proprio lavoro”.

Bianchimano e De Francesco. Dicono che ha inciso molto il suo volere sulla loro permanenza.

“E’ stato un lavoro di “squadra” con la società ed il coordinatore dell’area tecnica. Ho fatto la mia parte perché li ritengo due giocatori importanti e con ampi margini ancora di miglioramento. E’ un piacere allenarli ma, ripeto, è evidente che c’è stata la volontà da parte di tutti nel volerli trattenere”.

Nessun progetto a lungo termine, almeno per il momento, visto che il suo contratto scade a giugno.

“Ho un contratto per una sola stagione, ho accettato di buon grado e ne sono onorato perché mi è stata data la possibilità di allenare una piazza competente ed affamata di calcio come Reggio Calabria. La società non ha mai messo becco su nessuna questione tecnica, semmai i confronti sono soprattutto con la direzione sportiva nel come gestire il gruppo lavoro e le strutture che ne fanno parte. Per me Sasà Basile è un carissimo ragazzo che mi ha dato tanto come calciatore e penso farà una carriera importante nel ruolo che svolge. Adesso, però, l’unico obiettivo per tutti deve essere quello di fare bene per la Reggina”.

E’ vero che studia filosofia orientale?

“Studio filosofia orientale e non ho avuto paura di confrontarmi con me stesso. All’inizio di questo percorso mi sono spaventato molto di quello che ho scoperto nelle regioni più recondite della mia mente. Su tutto è emersa l’impulsività. Da qui l’esigenza di trovare una strada per essere più riflessivo e razionale. Questo non vuol dire non liberare le proprie emozioni come è successo quella volta ad Ischia, anche se a quei tempi ero esasperato per alcune situazioni quotidiane che tra l’altro non mi riguardavano direttamente e per le quali mi sono fatto paladino”.

La Reggina piace, l’allenatore pure, non mancano però le polemiche attorno alla figura del presidente Praticò.

“Sono solidale con il presidente Praticò, tendo sempre ad unire e mai a dividere”.

In che modo Maurizi dopo lo scetticismo iniziale, è entrato pienamente nel cuore della gente?

“Credo si apprezzino molto le persone spontanee che abbiano il cuore come bocca. Manifesto amore nel vivere il calcio e lo stesso sentimento lo provo per coloro che lo manifestano per la loro squadra. Se dipendesse da me, ma purtroppo questo è legato ai risultati sportivi, starei a Reggio per tantissimo tempo. E’ una città che mi è entrata nel cuore per l’affetto della gente e non per quello che succede in campo. Avendo sempre avuto in precedenza problemi di comunicazione, per la impulsività alla quale facevo riferimento prima, ho deciso di interagire direttamente con le persone attraverso i canali social in modo tale da essere direttamente coinvolto e far sentire protagonisti in prima persona anche coloro che mi pongono quesiti, fanno considerazioni, esprimono opinioni o semplicemente mi manifestano affetto.

Permettetemi in chiusura di fare un grandissimo in bocca al lupo al mio amico carissimo e straordinario collega Roberto De Zerbi per questa sua nuova avventura sulla panchina del Benevento”.