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Reggina: a lezione di comunicazione dal Prof. Basile, neanche Gesù Cristo piaceva a tutti

di Pasquale De Marte – La Reggina sta facendo cose più che buone.   Sembra passato un secolo da quando non c’erano neanche i palloni, dalla batosta di Roccella (fa ancora effetto pensarlo!) ad adesso che ci si trova quinti in Serie C. 

La Reggina attuale, però, sembra essere campionessa del mondo di autodistruzione. Una citazione addebitabile a Josè Mourinho di qualche tempo fa, andrebbe presa in considerazione: “Neanche Gesù piaceva a tutti, figurarsi io”.

Una citazione che rivela la mentalità Zen dei vincenti e che forse questa società ha necessità di acquisire, per dare lustro e valore a quanto di buono sta facendo, pur tra una difficoltà e l’altra.

La gente ha già tanti problemi, mettere su piazza quelli del calcio non contribuisce ad avvicinare il pubblico che ad un pallone che rotola chiede solo spensieratezza. 

Reggere le pressioni  e le contestazioni senza scatenare inutili caccia alle streghe (non sempre reali e tangibili) sarà un esercizio arduo, ma un passaggio obbligato per diventare grandi.

Reggina: l’esempio in casa

La Reggina ha scelto un direttore sportivo (pardon, coordinatore dell’area tecnica) arrivato con un curriculum forse poco idoneo, ma che fino ad ora non ha sbagliato un colpo.  In attesa di smentite perfino il campo sembra dargli ragione (Che poi sarebbe la ragione del suo lavoro), ma ciò che colpisce è stato l’approccio.

E’ arrivato in punta di piedi, ricevendo critiche preventive e persino illazioni sulla sua professionalità.  Ha incassato con signorilità e per ora si è guadagnato la stima della piazza che lo loda anche per aver preso una squalifica negli spogliatoi nell’intervallo di derby (non si dovrebbe dire, ma è così).

Reggina: l’ultima uscita di Basile

Il coordinatore dell’area tecnica della Reggina, ospite di Calabria Tv, in venti minuti ha detto tutto quello che ci si attende di sentire.

“Non sappiamo quanti anni ci vorranno. Stiamo dando vita ad un progetto che nel tempo dovrà riportare questa città a lottare per vincere il campionato, perchè così merita”.   

 Parole semplici, più ipotetiche che concrete e non necessariamente attuabili dato che, tra un anno, non è detto che Basile sia ancora al suo posto.

Dichiarazioni che non potranno mai essere smentite dai fatti, tenuto conto che risiedono in una dimensione che non ha necessità di conoscere il confine tra verità o bugia. E non è neanche un tentativo di vendere illusioni.

“Reggio è bellissima, mi  sento a casa e sono tifoso della Reggina, non del Crotone. Mi trovo bene con i tifosi ed anche con la stampa, è stimolante confrontarmi con gente che ha vissuto la Serie A”.  Si sfocia un po’ nel rischio di essere paraculo, ma magari sono parole sincere.

Nell’attesa che il tempo chiarisca il dubbio che non mina al futuro dell’umanità, c’è la consapevolezza che le parole di Basile regalino un’atmosfera completamente diversa rispetto ad altre che mettono in discussione il futuro immediato.

E se si aggiunge una squadra che sta regalando qualche soddisfazione sul campo il quadro potrebbe diventare perfino felice. Anche in una Serie C anonima.

Sognare non costa davvero nulla e nessun budget limitato ha il potere di vietarlo.

Ah, il merito (fino ad ora, è così) di aver portato Basile a Reggio è della società che ha avuto il coraggio di scegliere contro l’opinione diffusa contraria alla propria.