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Quando il cronista è servo della storia, allora la scrive lui: bentornato, Rocco Musolino

di Giusva Branca – La storia non ha nascondigli la storia non passa la mano, la storia non si ferma davanti a un portone, la storia da torto e da ragione scrisse con caratteri di fuoco Francesco De Gregori

E se parliamo di calcio a Reggio, se parliamo di giornalismo sportivo, allora il nome della storia è uno solo: Rocco Musolino.

Al di là delle scelte e dinamiche aziendali, nelle quali non entro perché sono fermamente convinto che sia territorio inviolabile, un dato è sicuro: la gente è legata, legatissima alla sua voce, al timbro inconfondibile, ai modi passionali ma mai sopra le righe, quei modi forse di altri tempi, per i quali un aggettivo ben scelto è mille volte più efficace di un insulto e per i quali una immagine semplice, bella, pulita, raccontata con linearità, punta dritto al cuore senza fermate intermedie.

E là, al cuore, si ferma, come una freccia sul bersaglio.

No, non sono tutti uguali i giostrai della storia, i cantastorie delle nostre piccole grandi emozioni.

Non sono tutti uguali perché per raccontare le emozioni bisogna viverle, perché per viverle bisogna essere puri dentro e perché per trasferirle bisogna essere bravi a mettersi sempre in secondo piano rispetto alla storia stessa.

Il più grande cantastorie, il miglior cronista, lo scrittore più apprezzato sono solo servi privilegiati della storia. E lo sono fintanto che se lo ricordano.

La grandezza di Rocco Musolino, nell’Oceano della storia amaranto, dalla C2 alla serie A, da Giarre a San Siro, è stata proprio questa: anche quando la gente ha iniziato a ritenere imprescindibile la sua voce lui non ha mai pensato di essere più importante di ciò che raccontava, fosse la punizione di Bizzarri al Barletta o il gol di Cossato alle 8 della sera in un Granillo travolto dal dolore.

E proprio questo gli ha fatto mantenere intatta la sua forza, il suo appeal con le gente, anche quando l’avvento della pay tv, in serie A pareva relegarlo al ruolo di coloro i quali accendevano i lumi a petrolio nelle strade quando l’energia elettrica cambiò le vite della gente. Già, la gente, perché è la gente che fa la storia, quella storia che…siamo noi, padri e figli, come canta ancora il Maestro De Gregori.

La notizia è che Rocco Musolino tornerà dietro a un microfono a raccontare la storia della Reggina, lo farà sulle frequenze di Antenna Febea, ma questo è un dettaglio; ciò che è importante è che la città abbia riavuto il suo cantore, un signore di altri tempi con l’amaranto nel cuore e che sa ancora dire grazie e scusa.

La storia continua, ancora…ed è per questo che la storia da i brividi perché nessuno la può fermare…