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Maurizi accorcia la squadra, Basile gli regala un super Bianchimano e la Reggina vola

di Giusva Branca – “Ordine del giorno: ripartire dalle cose buone viste a Rende ma senza sottovalutare l’allarme rosso scattato al ‘Lorenzon’ “. Scrivevo questo qualche giorno fa e contro il Catanzaro la Reggina ha salvato le positività della prima uscita cancellando con un colpo di spugna tutte le lacune.

Diciamolo subito, Maurizi ha dimostrato di aver compreso esattamente i punti deboli di Rende e vi ha posto riparo in maniera egregia.

Contro il Catanzaro la squadra ha continuato a proporre gioco, ma stavolta in maniera assennata.

Maurizi, pur confermando il modulo, ha sensibilmente accorciato la squadra che si è mossa quasi sempre come un blocco compatto. Gli amaranto stavolta non hanno prodotto la quantità infinita di palle gol vista a Rende, ma, vivaddio, nel calcio non serve, nel calcio è molto più importante restare in maniera equilibrata in campo.

E così, con una disposizione tattica equilibrata, anche la grave tegola dell’infortunio a De Francesco è passata inosservata e il merito è tutto di Maurizi.

Un altro merito gigantesco, però, bisogna darlo a Basile che ha regalato al tecnico non un centravanti, ma il centravanti. Bianchimano è stato un gigante in tutti i sensi, in attacco e in ripiegamento, non solo sui calci piazzati. Sulle palle alte è stato un incubo per gli avversari, ha preso una quantità infinita di botte (facendo, per questo, terminare il Catanzaro in dieci uomini), ha sempre fatto salire la squadra e ha restituito Sciamanna al ruolo a lui più congeniale e la sua lucidità dimostrata sotto porta al momento del primo vantaggio amaranto né è la prima, evidente, conseguenza.

Basile ha lavorato in silenzio per giorni per recuperare Bianchimano e ha accettato la scommessa (non facile) di riproporlo nella partita più difficile. Il ragazzo, da parte sua, doveva farsi accettare (e in qualche modo perdonare) da compagni e tifosi e lo ha fatto in maniera egregia. Per il momento la scommessa la ha stravinta Basile. Chapeau!

I meriti di Maurizi e la sua sistemata alla squadra vanno oltre quelli dei singoli perché li alimentano.

E allora le prestazioni di un Tulissi imprendibile e imprevedibile, di un vero e proprio muro come Gatti o dell’infinito Porcino (ma non è una novità) non possono che essere salutate con gioia e giubilo.

Ma che Maurizi sia stato stavolta l’antitesi della presunzione è dimostrato anche dal cambio finale quando, pur col Catanzaro in inferiorità numerica, il tecnico amaranto ha scelto la strada della praticità rinforzando la difesa, richiamando Sciamanna per fare spazio a Solerio, inserito in territorio di Porcino, col ragazzo di Reggio riportato al ruolo dell’anno scorso, nei tre davanti ma stavolta a destra al posto di Sciamanna e con evidente propensione a supportare il centrocampo durante la fase di resistenza agli ultimi assalti giallorossi.

Il resto lo ha fatto una straordinaria propensione agonistica della squadra amaranto che ha giocato con la bava alla bocca fin dal primo pallone, accettando viso a viso la sfida degli ospiti che, in vero, hanno picchiato come fabbri fino alla fine, spesso in maniera inutile e intimidatoria, come capita in un derby.

Qualche sbavatura nel finale, in verità c’è stata anche, qualche rischio di troppo è stato corso, ma non è proprio il caso di sottolinearlo adesso. Sono troppe le positività riscontrate per occuparsi ora delle sbavature, che, pure, Maurizi ha notato.

Infine, da ultimo, ma non per ultimo, la nota tecnica forse più confortante della serata.

Come già intravisto in coppa contro il Catanzaro stesso e a Rende, la Reggina pare potersi giovare di un gigante tra i pali e per una squadra che da anni aveva abituato il suo pubblico a giocare praticamente senza portiere è veramente tanta roba.

Cucchietti è stato, ancora una volta, sicuro per tutta la partita e decisivo per due volte nel convulso finale. La prima delle due deviazioni in corner è stata degna di portieri di ben altra fama e mi ha fatto specie riscontrare l’esplosiva spinta sulle gambe di Cucchietti, mentre in Spagna il capitano della Nazionale azzurra, l’immenso Buffon, proprio dalle sue gambe non più esplosive come una volta aveva la certificazione dell’inesorabile tempo che passa.

E il tempo, per Cucchietti, classe ’98, è solo un preziosissimo alleato.