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Reggina: il silenzio degli incoscienti

di Giusva Branca – 48 ore mi sembrano un lasso di tempo più che ragionevole per consentire a un club che abbia qualcosa da obiettare, da dire, di articolare una risposta.

Devo, di conseguenza, dedurre, che, rispetto alle dichiarazioni di Zeman, la Reggina 1914 non abbia nulla da smentire, controbattere.

Eppure le dichiarazioni del tecnico che era in panchina nella stagione scorsa sono state di una gravità inaudita e pesano come un macigno sulla credibilità passata e futura del club amaranto.

Zeman ha detto a chiare lettere – e tardivamente – che l’anno scorso in alcune fasi del campionato la squadra si è praticamente ammutinata (o almeno alcuni calciatori) e ciò è avvenuto in due momenti distinti, il primo a causa di “promesse non mantenute” e il secondo, più avanti, per un “fuori busta” sotto forma di premio salvezza che tardava ad essere accordato.

Mi sarei aspettato una smentita categorica e sdegnata da parte della Reggina, ma, evidentemente, non c’è nulla da smentire, né farlo ora potrebbe essere più credibile.

A questo punto, escludendo la smentita, però, la gente deve sapere, i tifosi hanno il diritto di conoscere , nei dettagli, cosa è accaduto, quante volte abbiano pagato il biglietto, sottratto tempo alle famiglie per assistere a una farsa, chi ha promesso cosa a chi e chi non ha mantenuto.

E che il club non sia potuto ora cadere dalle nuvole e non abbia potuto smentire Zeman è anche comprensibile se si rilegge con occhi diversi la sequenza che passa dal clamoroso sfogo del Presidente Praticò dopo Melfi, all’attacco violentissimo – e inaudito in decenni – della società contro Auspici e Polimeni, rei di avere sottolineato con un rigo su facebook quello che stava accadendo, per rimbalzare – una volta accordatisi alle spalle degli ignari tifosi – alle dichiarazioni del Presidente stesso “I miei calciatori sono gli uomini migliori del mondo” e precipitare verso una sintesi emblematica con l’epurazione quasi generale a fine stagione.

Il club ha inteso impiegare conferenze stampa intere per attaccare Alfredo Auspici, con tanto di screenshot di facebook sbandierati, anziché occuparsi del cancro che mangiava la Reggina dall’interno, per come intuito da Auspici stesso e per come, quasi otto mesi dopo, confermato da Zeman.

Il club ha posto in essere la più classica – e fatta male – tattica dello sviare l’attenzione verso il termometro che segnala la febbre piuttosto che sulla febbre stessa, o, meglio ancora, sulle cause della febbre.

Sarebbe necessario, più che opportuno, che il club (ovviamente chi c’era l’anno scorso, non certo Basile che, pur bravo, è capitato senza colpe in questo casino, figlio di miopia societaria) parlasse ai tifosi, dicesse loro quello che è accaduto.

Lo ha già detto Zeman, ma i tifosi hanno diritto di saperlo dal club stesso, magari con un pizzico di mea culpa e delle scuse. Ai tifosi e, se non vi dispiace, ad Alfredo Auspici e Franco Polimeni, due Signori con la “S” maiuscola, che sono stati travolti dalla macchina del fango solo per aver detto la verità, sempre a tutela della Reggina.

Ma la colpa imperdonabile di Auspici e Polimeni è stata quella di voler fare il salto dalla satira al giornalismo, e, soprattutto, ad un giornalismo vero, di pancia, in rappresentanza assoluta della gente. Che loro esprimessero delle opinioni – poi confermatisi vere dagli eventi e dalle dichiarazioni di Zeman – in radio e su facebook non è stato digerito perché non era previsto.

E’ stato come il cigno nero, il 2 della Cremonese in casa della Juve, la neve a ferragosto e, ovviamente, in assenza di qualità specifica nella gestione della situazione, ciò ha generato le reazioni scomposte e del tutto fuori luogo che conosciamo offendendo prima ancora che i soggetti interessati la gente che da decenni, da quando il calcio era calcio a Reggio, ha utilizzato Auspici e Polimeni come il tramite più diretto per raggiungere la loro squadra, i loro idoli, le loro maglie.

Aprirsi, spiegare, chiedere scusa, sarebbero stati bei gesti da parte del club, alla vigilia del derby col Catanzaro e anche per dare una mano indiretta a calciatori e staff tecnico che non hanno colpe di questa situazione che, però, ha creato attorno a loro, al mister Maurizi, al giovane coordinatore Basile un clima infame del quale non hanno alcuna responsabilità.

Ma ora arriveranno solo silenzi, mentre ci vogliono delle scuse.

Tuttavia temo che in casa amaranto il file delle scuse proprio non esista, un po’ come Fonzie di Happy Days che non riusciva a pronunciare la parola che gli si bloccava in gola.

Ma almeno Fonzie era figo…