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Reggina, Zeman conferma, il re è nudo; nuntereggaepiù…

di Giusva Branca – E così, alla fine, il tappo è saltato: Karel Zeman, ex allenatore amaranto, durante una magistrale intervista di Ferdinando Ielasi per Touring 104, ha vuotato il sacco sulla “strana” scorsa stagione della Reggina.

Ora, a parte il fatto che più di qualcuno dovrebbe delle scuse ad Alfredo Auspici che per il solo fatto di avere denunciato su facebook (con un laconico quanto incisivo “levatevi la maglia” dopo il tracollo del derby di Messina) quelle situazioni “strane” – ora, dopo mesi, ammesse a chiare lettere da Zeman –  il dato di fondo che ci resta è amaro, amarissimo per la Reggina.

Zeman ha dipinto un quadro a tinte fosche con la squadra, la società ostaggio dei soliti noti sempre presenti nel mondo del calcio, senza che il club fosse in condizione di far nulla per impedirlo.

Lo scenario tracciato dall’ex allenatore amaranto presenta una immagine di un club incapace di intervenire, con lo stesso allenatore in testa, tocca dirlo, silente rispetto a ciò che si verificava sotto i suoi occhi.

Un club che non ha lesinato bugie e giravolte, col Presidente che dopo Melfi pubblicamente non si riconosce nella sua squadra e qualche mese dopo ne sottolinea le qualità morali ( “i miei calciatori sono gli uomini migliori del mondo”), secondo Zeman rinvigorite da un robusto assegno fuori busta.

Chi sa di calcio è perfettamente consapevole che in ogni spogliatoio esiste una percentuale non irrilevante di calciatori senza scrupoli e per i quali la maglia è solo la scusa per mungere la vacca.

Ma la gente questo non lo accetta, nemmeno quando ci sbatte col muso.

E allora il giochetto più facile è il “dagli all’untore” con l’epiteto – che francamente ormai ha stancato – di “nemici della Reggina” rivolto a tutti coloro che a qualunque titolo si permettano di dire “Houston, abbiamo un problema”.

Ora è facile additare chi non c’è più, ma è tanto facile quanto inutile, giacchè il rischio potenziale c’è ogni anno, in tutte le squadre, in tutti i gruppi e chi pensa che un gruppo ne sia immune è solo un povero ingenuo che il calcio vero non lo ha mai respirato.

Unico antidoto a questo cancro dei “soliti noti” che si mangia il calcio è dato dai clubs stessi.

Un club non ha bisogno di essere ricco per essere forte, un club per essere forte deve essere credibile negli uomini che lo rappresentano, nei modi di gestione delle varie situazioni delicate e nella comunicazione.

Ma in casa amaranto su tutti questi fronti siamo da tempo ai verbi difettivi e qualcuno lo ha visto, detto e ridetto, ma per urlare che il re è nudo – come ha fatto Auspici – ci vuole purezza d’animo, capacità di lettura ed il coraggio di sentirsi sbeffeggiare e accusare di eresia.

La Reggina che fu, ma anche le grandi squadre, stava al di sopra o al di sotto dei limiti tecnici proprio in funzione di una organizzazione maniacale o di una gestione da bottega, a seconda se  in grado di non lasciare solo il tecnico o di supportarlo.

Perché, se vogliono, i calciatori con due mosse incartano tutti: club e tifosi, soprattutto se questi sono in loro adorazione, attenti a ogni respiro di questi giovani principini.

Rino Gaetano 40 anni fa aveva capito tutto, “…il numero cinque sta in panchina, si è alzato male stamattina…”

Si, nuntereggaepiu…